La vitamina D e l’ambiente umano: la Scozia come “caso di studio” limite su come l’ambiente possa influire (negativamente) sulla salute umana!

Scritto da Angelo

Categorie: integratori | Pillole | Salute

4 Luglio 2015

La vitamina D e l’ambiente umano: la Scozia come “caso di studio” limite su come l’ambiente possa influire (negativamente) sulla salute umana!

Adattamento: Angelo.

scozia

Oggi vi presentiamo un lavoro bellissimo con considerazioni del tutto condivisibili.

L’uomo ha da sempre vissuto rispettando il ritmo delle stagioni esponendosi alle radiazioni ultraviolette B (UVB) e si è adattato con complessi processi di natura biologica e con diversi tratti culturali (per es. pigmentazione della pelle) al fine di garantirsi livelli adeguati di vitamina D. Le complesse e veloci perturbazioni derivanti da cambiamenti del comportamento umano e culturali (o entrambi) hanno avuto conseguenze impreviste e spiacevoli per la salute.

La Scozia è un ottimo caso di studio per descrivere la natura mutevole dell’adattamento bioculturale umano ad ambienti a bassa esposizione di UVB.

L’occupazione della Scozia dopo l’ultima glaciazione del Pleistocene ,circa 14.000, è stato resa possibile dalla massima depigmentazione della pelle (agevolata dalle pressioni selettive).

La depigmentazione è servita per massimizzare la biosintesi della vitamina D3. Inoltre le popolazioni si nutrivano con una dieta ricca di cibi contenenti vitamina D.

Circa 5.000 anni or sono ci sono state variazioni per la sussistenza umana e la dieta: ha avuto inizio l’introduzione dell’agricoltura e della pastorizie. Questa spinta al cambiamento si è notevolmente accelerata negli ultimi 200 anni, attraverso l’industrializzazione e l’urbanizzazione.

I conseguenti trasferimenti di persone,  modelli di attività quotidiana, di comportamento e la dieta, hanno portato a ridurre l’esposizione ai raggi UVB e ridurre il consumo di alimenti ricchi di vitamina D. Questo ha turbato il “compromesso della vitamina D“, un complesso adattativo stabilito in Scozia durante il Mesolitico e Neolitico.

In questo studio si descrive l’ambiente della Scozia da un punto di vista di telerilevamento di UVB. Questi dati  sono stati interpolati con informazioni dalla documentazione archeologica per provare a descrivere il compromesso della vitamina D in questo paese.

Sono state tracciate le variazioni che si è verificate come risultato dell’urbanizzazione e il cambiamento dietetico (consumo di pesce azzurro) all’esposizione umana agli UVB. (livelli di vitamina D molto bassi tra la popolazione).

La carenza di vitamina D contribuisce ad aumentare la prevalenza di alcune malattie in Scozia, tra cui quella della malattia sclerosi multipla autoimmune, una malattia neurodegenerativa invalidante causata dalla demielinizzazione del sistema nervoso centrale. Queste condizioni creano una “tempesta imperfetta” che dovrebbe guidare l’attenzione degli esperti ed i responsabili politici in questione riguardanti la salute pubblica al fine di migliorare le condizioni di salute generali della popolazione.

Riferimento:
Hum Biol. 2013 Aug;85(4):529-52.
The human environment and the vitamin D compromise: Scotland as a case study in human biocultural adaptation and disease susceptibility.
Chaplin, Jablonski
link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25019187

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