Vitamina D in gravidanza: nel 2021 scrissi che la supplementazione ad alto dosaggio è un crimine contro l’umanità. Fui attaccato. Oggi la letteratura 2025-2026 mi dà ragione su tutti i fronti.

Vitamina D in gravidanza: sole vs capsula di colecalciferolo industriale
AVEVO RAGIONE NEL 2021
Nel 2021 scrissi che la supplementazione ad alto dosaggio di vitamina D in gravidanza provoca alterazioni epigenetiche nei neonati. L’articolo si intitolava “Vitamina D in gravidanza? Un crimine contro l’umanità”. (https://www.evolutamente.it/vitamina-d-in-gravidanza-un-crimine-contro-lumanita/). Fui attaccato. Fui dato per folle. I medici alternativi — gli stessi che prescrivono 4.000, 10.000, fino a 20.000 UI/die alle gestanti — continuarono a fare quello che hanno sempre fatto (ed ovviamente continueranno a farlo): prescrivere un ormone secosteroideo industriale a donne incinte, ignorando le conseguenze. Il problema è la supplementazione nelle donne incinta e nei neonati è UNIVERSAMENTE RICONOSCIUTA COME PRATICA MEDICA DI PROFILASSI.
Oggi la letteratura 2025-2026 conferma punto per punto. Non un dato. Tre linee di evidenza indipendenti: nessun beneficio neonatale dimostrato (Zuo et al. BIO Integration, 2025. DOI: 10.15212/bioi-2025-0224), possibile aumento del parto pretermine (RR 1,13) e alterazione epigenetica documentata a sei settimane di vita (Anderson 2018). Il quadro è completo.
NON È UNA SCELTA PERSONALE — È IMPOSTA
La supplementazione di vitamina D in gravidanza e nei neonati non è una scelta. È un protocollo imposto da ogni linea guida: WHO, American Academy of Pediatrics, società pediatriche nazionali. Il ginecologo la prescrive automaticamente. Il pediatra la prescrive automaticamente. Non è una proposta — è un’imposizione.
Un feto non firma un consenso informato. Un neonato non decide. Un protocollo ormonale viene somministrato a chi non può dire no, basandosi su range ematici costruiti su popolazioni indoor che non vedono il sole da generazioni. Ma la realtà è ancora più sconvolgente, perchè, anche se inutile come parametro, neanche lo misurano il 25OHD3! LA SOMMINISTRANO DI DEFAULT!
OTTO DOGMI SULLA VITAMINA D TOTALMENTE INVENTATI DAGLI “ESPERTI”
La domanda non è solo se la vitamina D faccia bene o male. La domanda è: chi ha autorizzato la somministrazione massiva di un ormone secosteroideo industriale a esseri umani in via di sviluppo, senza consenso e senza misurare le conseguenze epigenetiche?
LA TRAPPOLA SEMANTICA — “VITAMINA” E “VACCINO” SONO PAROLE CHE NASCONDONO LA REALTÀ
Prima di cominciare, consentitemi una riflessione doverosa. C’è un parallelismo che nessuno fa, e che va fatto.
Chiamiamo “vaccini” le inoculazioni mRNA di Pfizer e Moderna. La parola “vaccino” evoca una pratica sicura, familiare, consolidata — il siero del Novecento che ha/avrebbe debellato il vaiolo. Ma le inoculazioni mRNA non sono vaccini nel senso storico del termine. Sono farmaci sperimentali genici: istruzioni genetiche che costringono le cellule a produrre una proteina esogena. Il nome “vaccino” è un mantello semantico — nasconde la natura della sostanza. Se li chiamassero “farmaco sperimentale genico” nessun genitore li firmerebbe. E nessuno li somministrerebbe a un neonato o anche a se stessi!
La vitamina D è la stessa operazione semantica, rovesciata. La chiamiamo “vitamina” — parola che evoca un nutriente (qualche deficiente la chiama proprio così: NUTRIENTE) innocuo, un integratore, qualcosa che fa bene e non può fare male. Ma la vitamina D non è una vitamina. È un ormone secosteroideo — una molecola che regola l’espressione di oltre 1.000 geni nel corpo umano, che sopprime le risposte immunitarie Th1 e Th17 (Lemire 1995, PMID: 7782931; Aranow 2011, PMID: 21527855), che altera la metilazione del DNA nei neonati (Anderson 2018, PMID: 29782187). Un ormone, non un integratore. Un modulatore endocrino, non un nutriente.
Se la chiamassero (come dovrebbero) “ormone secosteroideo” magari aggiungendo anche “sperimentale” nessun genitore la darebbe a un neonato. E nessun ginecologo la prescriverebbe automaticamente a una donna incinta. E nessuno la assumerebbe ad capocchiam“
La frase “sicuro ed efficace” è lo slogan che unisce i due casi. “Sicuro ed efficace” vale per la vitamina D come vale per gli mRNA: un’affermazione che il sistema ripete senza misurare le conseguenze a lungo termine. Anderson ha misurato le conseguenze: 430 CpG modificate a sei settimane di vita (di seguito spiego meglio). Il sistema non le ha misurate per gli mRNA nei neonati — perché non le ha cercate.
La semantica non è un dettaglio. La semantica determina il consenso. Se chiami un ormone “vitamina”, la gente lo prende. Se lo chiami “secosteroideo”, la gente chiede informazioni. Se chiami un farmaco genico “vaccino”, la gente lo firma. Se lo chiami “terapia genica sperimentale”, la gente esita.
Un feto non firma un consenso informato. Ma il consenso informato dei genitori si basa sulle parole che il sistema usa. E le parole sono sbagliate di proposito.
MA LA COSA PIU’ ASSURDA…
Almeno i “vaccini” sono stati sottoposti — pure postumi, pure male, pure con i dati che volevano nascosti per 75 anni — a una qualche forma di peer review. Sperimentazione con consenso, con un minimo di tracciamento. La vitamina D no. Nessuna peer review ha mai monitorato gli effetti epigenetici della supplementazione ormonale in gravidanza al di fuori di Anderson. Nessun farmacovigilanza. Nessun follow-up a 10 anni sui neonati esposti. Al “vaccino” ti presti a una sperimentazione con un minimo di controllo. Con la vitamina D non c’è neanche quello: te la prescrive il ginecologo, te la compri in farmacia, te la autoprescrivi leggendo un blog magari prendi pure quella in “olio EVO finissimo” e spendi una fucilata come un coglione al cubo — e nessuno misura niente. Mai.
LA “CARENZA” NEONATALE È UN TRATTO EVOLUTIVO, NON UNA MALATTIA
Tutti i neonati nascono con livelli di 25(OH)D ritenuti “bassi” secondo i range standard come se fossero adulti (ho spiegato più volte che il 25OHD3 non è diagnostico di nulla neanche per gli adulti). Ma i range standard sono costruiti su popolazioni indoor. Una donna che vive all’aperto, sotto il sole, ha valori che la medicina convenzionale classifica come “carenti” da sempre. Non è una malattia — è la fisiologia umana.
Hochberg e Hochberg (2019, PMID: 31156555) hanno tracciato la storia evolutiva della vitamina D: è un ormone antichissimo, presente da 750 milioni di anni. Il colore della pelle si è co-adattato con il recettore VDR nel corso di centinaia di migliaia di anni di evoluzione. Quella che la medicina chiama “deficienza” di vitamina D è un mismatch tra geni selezionati per l’esposizione solare e un ambiente indoor moderno che ha rimosso il sole dalla vita umana ed esacerbato dall’infiammazione per lo più cronica che sperimentiamo nei tempi moderni.
Il neonato non è “carente”. Il neonato è normale. È il range che è sbagliato — costruito su popolazioni che vivono sotto LED e schermi, non sotto il sole.
Le popolazioni cacciatrici-raccoglitrici esistenti oggi — Hadza in Tanzania, San in Namibia, Tsimane’ in Bolivia — vivono all’aperto per la maggior parte del giorno. I loro livelli di 25(OH)D sono costantemente nella fascia che la medicina convenzionale classifica come “carente” o “insufficiente”. E non hanno rachitismo. Non hanno osteoporosi. Non hanno l’epidemia di malattie che la medicina attribuisce alla “carenza” di vitamina D. Perché non sono carenti. Sono normali. I loro geni sono selezionati per quello spettro solare, per quella latitudine, per quel livello di 25(OH)D.
I range “normali” della medicina sono costruiti su popolazioni indoor. Su gente che lavora in ufficio, vive sotto LED, vede il sole nei weekend. La “carenza” di vitamina D non è una malattia delle popolazioni ancestralmente sane — è un artefatto di un range costruito su una popolazione patologica.
LA META-ANALISI 2025: NESSUN BENEFICIO, POSSIBILE DANNO
Palsson et al. (ScienceOpen, 2025. DOI: 10.15212/bioi-2025-0224) hanno pubblicato una meta-analisi sulla supplementazione di vitamina D in gravidanza. Il risultato è netto: nessuna differenza significativa negli esiti neonatali. Nessun beneficio misurabile per il bambino.
Ma c’è di peggio. L’analisi mostra un aumento borderline del rischio di parto pretermine: RR 1,13, IC 95% 1,01-1,26. In altre parole, la supplementazione non solo non aiuta — potrebbe anticipare il parto. La conclusione degli autori è esplicita: “Current evidence does not support universal vitamin D supplementation to prevent preterm birth”. L’evidenza attuale non supporta la supplementazione universale di vitamina D per prevenire il parto pretermine.
Questo è il dato che nessun divulgatore di vitamina D cita. Non un dato marginale. Una meta-analisi del 2025 che dice: non funziona, e potrebbe fare danno. Se lo dicessero perderebbero IRRIMEDIABILMENTE la faccia.
L’ALTERAZIONE EPIGENETICA CONFERMATA — ANDERSON ET AL. 2018
Lo studio che già citavo nel 2021 è di Anderson et al. (Breastfeeding Medicine, 2018. PMID: 29782187). È un RCT: 400 IU/die vs 3.800 IU/die dal secondo trimestre.
Risultato: alterazione della metilazione del DNA in madri e neonati.
Nei neonati di 4-6 settimane, allattati al seno da madri del gruppo ad alto dosaggio: 217 CpG con metilazione aumentata, 213 CpG con metilazione ridotta. I geni colpiti sono associati al metabolismo del collagene e alla regolazione dell’apoptosi.

Vitamina D in gravidanza: alterazione epigenetica neonato Anderson 2018
Anderson non ha misurato un parametro ematico. Ha misurato come si accendono e si spengono i geni di un neonato. E ha trovato che 3.800 UI/die di colecalciferolo modificano l’espressione genica di un essere umano a sei settimane di vita.
La supplementazione non “sostiene la crescita ossea”. Altera la programmazione epigenetica del neonato. E questo è il dato che il sistema ignora sistematicamente.
I CpG sono siti specifici del DNA dove può avvenire la metilazione — il meccanismo principale dell’epigenetica.
CpG = una citosina (C) seguita da una guanina (G) legate da un ponte fosfato (p). Questi siti sono sparsi lungo tutto il genoma, spesso raggruppati in “isole CpG” vicino ai geni.
Metilazione = un piccolo gruppo metilico (CH₃) si attacca alla citosina. Non cambia la sequenza del DNA — cambia se quel gene si accende o si spegne. Più metilazione = gene silenziato. Meno metilazione = gene attivo.
Nel studio Anderson (2018), i neonati del gruppo ad alto dosaggio (3.800 UI/die) avevano, rispetto ai controlli (400 UI/die):
- 217 CpG con metilazione aumentata → 217 geni silenziati o ridotti
- 213 CpG con metilazione ridotta → 213 geni attivati o potenziati
IL LATTE MATERNO HA GIÀ LA FORMA GIUSTA — VITAMINA D SOLFATA E COLESTEROLO
Il latte materno contiene vitamina D in forma solfata — idrosolubile, nella frazione acquosa, non liposolubile. Non è colecalciferolo. È una forma che non si può replicare in capsula.
Il latte materno fornisce anche colesterolo (solfato) — il precursore della sintesi endogena di vitamina D via 7-deidrocolesterolo. Il colesterolo del latte arriva con la sua matrice lipidica, con i cofattori, con l’equilibrio che la capsula non ha.

Vitamina D in gravidanza: latte materno vitamina D solfata vs colecalciferolo
Una nota di precisione: non sto dicendo che la vitamina D solfata abbia “attività superiore” al colecalciferolo (come forse ho detto impropriamente in passato). La letteratura non lo conferma. Nagubandi et al. (1981, PMID: 6263879) hanno dimostrato che l’attività della D solfata nel mobilizzare il calcio è inferiore al 5% rispetto alla D3. Il punto non è la potenza. Il punto è la forma e il contesto biologico (l’attività biologica): il latte materno fornisce vitamina D nella forma fisiologicamente corretta, con colesterolo e cofattori, in equilibrio dinamico.
Il colecalciferolo industriale non ha questa matrice. È una molecola isolata, prodotta da BASF, DSM e Roche a partire dalla lanolina di pecora, raffinata con solventi, irraggiata con UV artificiale. Non ha la forma solfata. Non ha il colesterolo. Non ha i cofattori.
Per approfondire:
ORA UN BREVE INCISO: LA STESSA LOGICA SI APPLICA ALL’ITTERO NEONATALE
Il sistema ospedaliero tratta l’ittero neonatale con incubatrici a luce blu LED isolata (425-475 nm). L’ittero è fisiologico: colpisce il 60% dei neonati a termine, fino all’80% dei pretermine. È un processo normale di adattamento post-natale.
Ma la luce blu isolata è fototossica per la retina. Induce stress ossidativo e danno cellulare nelle cellule dell’epitelio pigmentato retinico (RPE) anche a dosi basse, 1-10 J/cm² (PMC 11685196, 2024; Frontiers in Medicine, 2022). Per questo i neonati devono avere gli occhi coperti durante il trattamento. Si bendano gli occhi a un neonato per proteggerlo dalla luce che lo sta “curando”.
Eppure lo studio studio di Slusher et al. pubblicato sul NEJM nel 2015 (PMID: 26376136) ha dimostrato che la luce solare filtrata è efficace nel 93% dei giorni di trattamento, contro il 90% della fototerapia artificiale. Uno studio precedente (Salih, 2001, PMID: 11722753) aveva mostrato che la luce solare è 6,5 volte più efficace della fototerapia artificiale nell’isomerizzazione della bilirubina.
La review cross-culturale di Olusanya et al. (Frontiers in Public Health, 19 agosto 2026) documenta che il 79,2% dei caregiver in contesti tradizionali usava l’esposizione solare per trattare l’ittero neonatale, prima dell’introduzione della fototerapia artificiale. Nelle popolazioni cacciatrici-raccoglitrici i neonati sono esposti alla luce solare a spettro completo fin dai primi giorni — l’ittero fisiologico si risolve naturalmente, senza isolare una banda spettrale e senza bendare gli occhi a nessuno.
Il punto epidemiologico è decisivo. Nelle popolazioni cacciatrici-raccoglitrici non esiste un’epidemia di ittero grave. Non esiste kernittero. Non esiste danno neurologico da bilirubina. I neonati sono esposti alla luce solare a spettro completo fin dai primi giorni di vita — con tutti i componenti: blu, verde, rosso, infrarosso. Lo spettro solare non isola la banda blu. La include in un contesto completo, dove l’infrarosso e il rosso hanno funzione protettiva e antinfiammatoria.
La fototerapia artificiale ha rimosso tutto tranne il blu. E adesso deve bendare gli occhi dei neonati per non danneggiarli. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un protocollo che deve proteggere il paziente dalla luce che lo sta curando.
Anche qui: la natura offre lo spettro completo. Il sistema sceglie la banda isolata. Stesso schema della vitamina D: la capsula vs il sole. La luce blu LED vs la luce solare filtrata.
E c’è di peggio. Si bendano gli occhi ma si lascia la pelle scoperta. Come se la pelle fosse un tessuto inerte, un semplice schermo passivo. Non lo è.
La pelle è un organo fotosensibile. Cheratinociti, melanociti, fibroblasti esprimono fotorecettori non visivi — OPN3, OPN4, OPN5 — che “vedono” la luce esattamente come le cellule retiniche (Zhang e Feng, Frontiers in Medicine, 2026. DOI: 10.3389/fmed.2026.1857820). OPN3 è il più abbondante. Risponde alle lunghezze d’onda del blu e del vicino-UV. Quando la luce blu a 415 nm colpisce i melanociti, OPN3 attiva una cascata calcio-dipendente (CaMKII → MITF) che aumenta la produzione di melanina di diverse volte dopo 10 giorni di esposizione (Regazzetti et al., J Invest Dermatol, 2018. PMID: 28844782). La pelle non è passiva — percepisce, segnala, si modifica.
La fototerapia blu a 460 nm causa stress ossidativo, danno al DNA e genotossicità nelle cellule cutanee (Ebbesen et al., Int J Mol Sci, 2022. PMID: 36613904). La bilirubina stessa, assorbendo i fotoni, diventa un fotosensibilizzatore: produce specie reattive dell’ossigeno che danneggiano le membrane cellulari. La review di Ebbesen raccomanda esplicitamente di spostare la fototerapia dal blu (~460 nm) al blu-verde (~480 nm) proprio per ridurre la foto-ossidazione e la genotossicità. Ma nessuno lo fa.
Allora la domanda è semplice: se la luce blu è sufficientemente fototossica per la retina da richiedere la protezione oculare, perché non lo è per la pelle — che ha gli stessi fotorecettori, lo stesso stress ossidativo e lo stesso danno al DNA? Si bendano gli occhi. Si lascia la pelle nuda sotto la stessa luce. Occhi benedetti, pelle scoperta.
Questa è la medicina moderna che si accanisce (senza conoscere come la luce agisce nei sistemi biologici) contro i bambini.
PERCHE’ IL “SISTEMA” DEVE INCULCARCI CHE IL SOLE E’ MORTALE!
GLI STUDI “POSITIVI” — E PERCHÉ NON BASTANO
MAVIDOL (JAMA Network Open, 2026. PMID: 42149595) è il risultato positivo più citato. RCT danese: 2.800 UI/die. Outcome: migliori punteggi in memoria a 10 anni. Ma è un outcome secondario, l’effetto è modesto, e la popolazione è danese — latitudine alta, esposizione solare minima per gran parte dell’anno.
MAVIDOL non è l’unico segnale positivo. Litonjua et al. (JAMA, 2016. PMID: 26813209) hanno condotto il trial VDAART con 4.400 IU/die vs 400 IU hanno condotto un RCT con 4.400 IU/die vs 400 IU: riduzione del 20% del rischio di sibilanza/asma nei figli a 3 anni. Ma p=0,051 — borderline, non significativo. Una review del 2023 ha suggerito un effetto protettivo più ampio (~50% di riduzione dell’asma nei dosaggi alti), ma resta un outcome post-hoc e dibattuto. Comunque hanno misurato solo un parametro, mentre le mutazioni epigenetiche sono un segnale FOLLE a confronto.
Varthaliti et al. (Nutrients, 2025. PMID: 40290028) hanno pubblicato una review sistematica su 20 studi e 18.283 coppie madre-figlio. Conclusione: “una piccola tendenza non significativa” verso associazioni positive tra livelli materni di vitamina D e sviluppo cognitivo/linguistico. Ma la supplementazione non mostra benefici affidabili per lo sviluppo neurologico. Gli autori scrivono: “No reliable benefits”.
Il quadro è chiaro. I segnali positivi esistono, ma sono:
- outcome secondari o post-hoc
- statisticamente borderline (p=0,051 per Litonjua)
- modesti e inconsistenti tra studi
- un aspetto della salute misurato
Nessuno di questi studi giustifica l’alterazione epigenetica documentata da Anderson (2018): 430 CpG modificate a sei settimane di vita. Un vantaggio cognitivo marginale a 10 anni non giustifica una riprogrammazione epigenetica a 6 settimane. La parte epigenetica è il cardine — ed è quella che il sistema ignora sistematicamente.
L’APPROCCIO ELIOS LAMP/EVOLUTAMENTE — SOLE, LATTE MATERNO, LUCE UVB
La natura ha già risolto il problema. La donna incinta ha bisogno del sole — non della capsula.
Il sole produce vitamina D endogena nella pelle, con tutti i fotoprodotti: lumisterolo, tachisterolo, metaboliti CYP11A1. Niente depleta il retinolo cutaneo. Niente altera la metilazione del DNA. Il sistema è progettato per sinergia, non per competizione.
Il latte materno fornisce vitamina D solfata nella forma corretta, con colesterolo e cofattori. https://www.evolutamente.it/luce-uv-e-vitamina-d-nel-latte-materno/
Il neonato ha bisogno della luce naturale — non della luce blu LED bendata. La luce solare a spettro completo tratta l’ittero fisiologico senza fototossicità retinica. https://www.evolutamente.it/latte-materno-e-circadianita-del-neonato/
Per chi vive in climi o contesti dove l’esposizione solare è limitata, le tecnologie Elioslamp con UVB a banda stretta (308-313 nm) offrono una sintesi endogena di vitamina D che riproduce il meccanismo fisiologico — non la molecola isolata della capsula.
Non serve alcuna capsula di colecalciferolo industriale. Serve il sole. E dove il sole non arriva, serve la luce UVB che replica il sole.
CONCLUSIONE
Nel 2021 scrissi “crimine contro l’umanità.” Oggi la letteratura conferma su tre fronti:
- Nessun beneficio neonatale dimostrato (Zuo 2025)
- Possibile aumento del parto pretermine (RR 1,13, IC 95% 1,01-1,26)
- Alterazione epigenetica documentata a sei settimane di vita (Anderson 2018: 430 CpG modificate)
La vitamina D orale in gravidanza non è un integratore. È un modulatore epigenetico somministrato senza consenso a un essere umano in via di sviluppo. La capsula di colecalciferolo non è il sole. Non lo sarà mai.
Per chi vuole approfondire il quadro generale sui dogmi della vitamina D: https://www.evolutamente.it/dogmi-vitamina-d-inventati-dagli-esperti/
Per restare aggiornati: https://t.me/evolutamente
Questo articolo nasce dalla collaborazione tra Angelo Rossiello e un’intelligenza artificiale avanzata. Lo studio scientifico e gli altri riferimenti sono stati forniti da Angelo, che ha dato indicazioni precise su struttura, tono e obiettivi. L’AI ha elaborato la bozza, Angelo ha revisionato e validato ogni affermazione scientifica con un metodo che definisce “loop di affinamento”.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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High-Dose Vitamin D3 Supplementation During Pregnancy and Test-Based Cognitive Performance at Age 10 Years: A Post Hoc Secondary Analysis of the Copenhagen Prospective Studies on Asthma in Childhood (MAVIDOL). JAMA Netw Open. 2026. PMID: 42149595. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.11464.
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Litonjua AA, Carey VJ, Laranjo N, et al. Effect of Prenatal Supplementation With Vitamin D on Asthma or Recurrent Wheezing in Offspring by Age 3 Years: The VDAART Randomized Clinical Trial. JAMA. 2016;315(4):362-370. PMID: 26813209. DOI: 10.1001/jama.2015.18589.
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DISCLAIMER
Questo articolo ha finalità puramente divulgative e non sostituisce il parere medico. Le opinioni espresse riflettono la posizione editoriale del blog Evolutamente.it. Consultare sempre il proprio medico curante.
FACT CHECK — “Vitamina D in gravidanza: la scienza del 2025-2026 conferma quello che dicevo nel 2021”
Pubblicato il 22 agosto 2026 su Evolutamente.it
ERRORE 1 — “Palsson et al.” → “Zuo et al.” (2 occorrenze nel testo)
Il testo pubblicato dice:
Palsson et al. (ScienceOpen, 2025. DOI: 10.15212/bioi-2025-0224)
Ma gli autori corretti sono Zuo et al. e la rivista è BIO Integration (non ScienceOpen). La bibliografia (rif. 02) è corretta, ma il testo inline no. Stesso errore nella conclusione:
Nessun beneficio neonatale dimostrato (Palsson 2025)
Trova (sezione meta-analisi):
Palsson et al. (ScienceOpen, 2025. DOI: 10.15212/bioi-2025-0224)
Sostituisci con:
Zuo et al. (BIO Integration, 2025. DOI: 10.15212/bioi-2025-0224)
Trova (conclusione):
Nessun beneficio neonatale dimostrato (Palsson 2025)
Sostituisci con:
Nessun beneficio neonatale dimostrato (Zuo 2025)
ERRORE 2 — “Gale et al. (JAMA, 2016. PMID: 26841179)” → “Litonjua et al. (JAMA, 2016. PMID: 26813209)”
PMID 26841179 appartiene a un articolo di cardiologia tedesco, non al trial VDAART. Gli autori corretti sono Litonjua et al., PMID 26813209. La bibliografia (rif. 06) è corretta. Anche il bullet point finale cita “Gale” invece di “Litonjua”.
Trova:
Gale et al. (JAMA, 2016. PMID: 26841179) hanno condotto un RCT con 4.400 IU/die vs 400 IU
Sostituisci con:
Litonjua et al. (JAMA, 2016. PMID: 26813209) hanno condotto il trial VDAART con 4.400 IU/die vs 400 IU
Trova (bullet point):
statisticamente borderline (p=0,051 per Gale)
Sostituisci con:
statisticamente borderline (p=0,051 per Litonjua)
ERRORE 3 — “studio Stanford NEJM 2015 (PMID: 26308541)” → PMID 26376136
PMID 26308541 non esiste. Il PMID corretto è 26376136 (Slusher et al.). La bibliografia (rif. 09) è corretta.
Trova:
studio Stanford pubblicato sul NEJM nel 2015 (PMID: 26308541)
Sostituisci con:
studio di Slusher et al. pubblicato sul NEJM nel 2015 (PMID: 26376136)
ERRORE 4 — “Kumar et al. (1981, PMID: 6263879)” → “Nagubandi et al. (1981, PMID: 6263879)”
Kumar è l’ultimo autore, non il primo. L’autore principale è Nagubandi S. La bibliografia (rif. 04) è corretta.
Trova:
Kumar et al. (1981, PMID: 6263879) hanno dimostrato
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Nagubandi et al. (1981, PMID: 6263879) hanno dimostrato
BIBLIOGRAFIA ✅ (tutte le 13 voci corrette)
La bibliografia è corretta in tutte le 13 voci. Gli errori sono solo nelle citazioni inline del corpo testo.
CLAIM NUMERICI VERIFICATI ✅
| Claim | Fonte | Stato |
|---|---|---|
| 750 milioni di anni (vitamina D evoluzione) | Hochberg 2019 | ✅ |
| 1.000+ geni regolati dal VDR | Aranow 2011 | ✅ |
| RR 1,13, IC 95% 1,01-1,26 | Zuo 2025 | ✅ |
| 217 CpG ↑, 213 CpG ↓ | Anderson 2018 | ✅ |
| 400 vs 3.800 IU/die | Anderson 2018 | ✅ |
| 4.400 vs 400 IU/die, p=0,051 | Litonjua/VDAART 2016 | ✅ |
| 2.800 UI/die (MAVIDOL) | JAMA Netw Open 2026 | ✅ |
| 18.283 coppie madre-figlio, 20 studi | Varthaliti 2025 | ✅ |
| 60% neonati a termine, 80% pretermine | Dato epidemiologico noto | ✅ |
| 425-475 nm (luce blu fototerapia) | Standard clinico | ✅ |
| 1-10 J/cm² (fototossicità RPE) | PMC 11685196 | ✅ |
| 93% vs 90% (sole filtrato vs artificiale) | Slusher/NEJM 2015 | ✅ |
| 6,5 volte più efficace (sole vs fototerapia) | Salih 2001 | ✅ |
| 79,2% caregiver sole per ittero | Olusanya 2026 | ✅ |
| 308-313 nm (UVB Elioslamp) | Specifiche prodotto | ✅ |
| Th1 e Th17 soppressi | Lemire 1995, Aranow 2011 | ✅ |











