LA VERITA’ SULLA FOTOBIOMODULAZIONE: diffidate dai falsi…

Scritto da Angelo

Categorie: Salute

11 Novembre 2019

Purtroppo, in questo ultimo periodo stiamo assistendo ad uno spietato sciacallaggio delle nostre idee, che i ladruncoli di polli spacciano poi per farina del loro sacco, ignorando totalmente le implicazioni delle loro azioni (medici compresi) rispetto alla fotobiomodulazione

Non basta infatti attingere dalle idee altrui e fare il cherry picking di un paio di studioli per affermare il proprio status di ‘esperti del settore’.

Questo vale in particolar modo per la fotobiomodulazione, ossia i trattamenti a luce rossa e infrarossa, che hanno dato risultati veramente incoraggianti.

Il fatto è che ‘i guretti’ sciacalli devono affermare il loro mercato e fare gli assi pigliatutto, forzando di prepotenza i loro prodotti all’ignaro utente finale, sminuendo i loro ‘concorrenti’ a cui hanno rubato tutto.

Questo articolo, vuole proprio far luce sull’ignoranza di questi personaggi, autoproclamatosi esperti della luce e dei ritmi circadiani, con in realtà una preparazione da scuola media, per essere magnanimi.

Ai nostri corso di light trainer abbiamo avuto alcuni medici iscritti, che con grande umiltà e voglia di mettersi in gioco, hanno partecipato in maniera attenta e proattiva, fornendo i presupposti per future interessantissime collaborazioni.

Invece, esistono dei personaggi che non sono né medici, né ingegneri, né fisici, ma solo persone che non sono in grado di brillare di luce propria e vivono di ctrl+C – ctrl+V, e sono anni luce dal voler imparare veramente a lavorare in modo etico e rispettoso.

L’interazione tra fotoni e materia è appannaggio delle arcane leggi dell’elettrodinamica quantistica, e anche i veri esperti ammettono di capirne molto poco.

In biofisica, 1+1 non fa 2, e se ne sono accorti alcuni ricercatori in questo ultimo periodo; i meccanismi per la quale la fotobiomodulazione funziona, fino ad oggi, sono stati completamente travisati.

Da una parte, c’è il pensiero di mainstream che arriva a negare l’evidenza, dall’altra c’è chi vede che la cosa funziona, ma senza comprenderne i meccanismi.

Il conoscere ‘come’ e ‘perché’ funziona, offrirebbe uno spunto di crescita notevole.

Il famoso citocromo C ossidasi, il cosiddetto complesso IV (del quale i guretti non conoscono nemmeno la terminologia italiana, sintomo di un copia-incolla forsennato e ignorante), ultimo complesso enzimatico coinvolto nella catena di trasporto degli elettroni, NON E’ il principale deputato all’assorbimento della luce rossa e infrarossa, e pertanto NON E’ grazie a questo meccanismo che si spiegano gli effetti benefici dell’utilizzo di queste lunghezze d’onda.

A onor del vero, anche noi ne facevamo accenno nei nostri primi articoli, ma siamo aperti e sempre disposti a cambiare idea a fronte di nuove evidenze, cosa che i guru del marketing non sono consoni a fare, sia per tornaconto strettamente commerciale, sia per mancanza di visione 3D.

Studiando le proprietà dell’acqua, grazie al prof. Pollack e ai grandissimi fisici Del Giudice, Preparata, Vitiello e al premio Nobel Montagnier, ci è venuto in mente che l’acqua interfacciale (la cosiddetta EZ), non solo dovesse essere coinvolta nel processo, ma che avrebbe dovuto giocare un ruolo principe nell’equazione.

Non poteva essere una coincidenza che le proprietà di strutturazione dell’acqua si sovrapponessero in modo così convincente con le frequenze utilizzate per la fotobiomodulazione.

Con questa intuizione, il salto logico è stato breve.

La LLLT, ossia low level light therapy, conta oltre 5700 citazioni in PubMed, che crescono in modo esponenziale ogni giorno, facendo presagire una specie di Eldorado per i markettari compulsivi. La differenza tra la terapia di basso grado e altri interventi medici con laser e LED, riguarda l’intensità della luce, moderata e non distruttiva.

Le applicazioni della fotobiomodulazione includono il recupero muscolare, la diminuzione dei tempi di guarigione dalle ferite, condizioni degenerative e metaboliche, ecc…

Molte di queste applicazioni sfruttano la mutua relazione tra stimolazione mitocondriale della sintesi di ATP e la riduzione delle specie reattive dell’ossigeno nelle cellule soggette a stress ossidativo.

La spiegazione di mainstream riguarda appunto il citocromo C ossidasi, ma la teoria è in realtà inadeguata sia dal punto di vista logico che empirico.

Purtroppo, facendo conto su un meccanismo errato, la capacità predittiva viene meno, portando a risultati che contrastano con i concetti di base, ossia l’interazione luce-cellula.

Come si può migliorare e portare gli effetti dei trattamenti ad un livello superiore, se si ignora il vero meccanismo di base? 

I fotoni ‘rossi e infrarossi’ interagiscono con l’acqua interfacciale nanoscopica, che consiste in 2-3 strati di molecole d’acqua altamente strutturata, ben diversa dalla cosiddetta ‘bulk’ water. Tale interazione ha almeno due impatti biologicamente importanti: il cambiamento della densità dell’acqua e la riduzione della viscosità.

L’espansione volumetrica del citosol avviene a basse intensità di radiazione, mentre il cambiamento della viscosià avviene ad un’intensità maggiore.

Pertanto, passando alla prima contestazione, è pura demenza basare tutto sul dosaggio in termini di Joule totali assorbiti, pretesto utilizzato per giustificare il maggior tempo di trattamento dovuto ad una minor potenza delle ‘cineserie’ proposte da alcuni personaggi.

Infatti, anche alcuni studi confermano che a parità di Joule, gli effetti di diversi ‘Wattaggi’  sono profondamente diversi.

E’ un po’ come dire che fare 100 Kg massimali di strappo è come sollevare 100 Kg in un giorno sollevando migliaia di volte una penna.

Infatti, si ha una sostanziale riduzione della viscosità dell’acqua interfacciale, con un maggior ‘bombardamento’ delle molecole prossimali mediante un maggior numero di fotoni per unità di superficie nell’unità di tempo.

L’accumulo delle specie reattive dell’ossigeno (ROS), incrementa la viscosità dell’acqua, riducendo la sintesi di ATP.

La drastica riduzione della velocità di rotazione dell’enzima ATP-sintasi, altamente sensibile al cambiamento di viscosità a causa della sua bassissima inerzia (un motore che viaggia a 9000 giri, praticamente una macchina da ‘competizione’), corrisponde ad una netta diminuzione della produzione di ATP.

Gli effetti biostimolatori della terapia a luce rossa e infrarossa sono stati osservati sia in vitro che in vivo.

Ma passiamo al povero citocromo C ossidasi: un’ispezione più accurata mostra che i parametri di assorbimento sono rappresentati da punti statisticamente distribuiti con un rate di assorbimento altamente esagerato.

Se questo enzima fosse il principale assorbitore fotonico, si dovrebbe osservare un concomitante aumento di ATP in relazione al profilo di assorbimento.

Tuttavia, il fatto che un irraggiamento a luce blu risulti in una drastica diminuzione di ATP e ad un concomitante incremento di ROS (che aumenta all’aumentare del tempo di esposizione), nonostante un assorbimento di 10 volte superiore rispetto ai fotoni più lunghi, mette in serio dubbio la teoria.

Uno studio recente ha mostrato che l’assorbimento dei fotoni a 660 e 810 nm è solo dell’8.7 e del 16.2%, mentre con la luce blu arriva fino all’82%, corrispondenti ad una maggior soppressione della sintesi di ATP.

Quindi, come mai la natura avrebbe dato un maggior tasso di assorbimento a lunghezze d’onda deleterie per la produzione di ATP, che generano uno stress ossidativo pazzesco?

Qui siamo esattamente agli antipodi dal principio di plausibilità biologica evolutiva, che punta invece a tutta forza verso l’acqua, che rappresenta il 99% del numero di molecole del nostro corpo.

E non può essere una coincidenza il fatto che negli studi più seri si ha avuto un miglior effetto utilizzando una lunghezza d’onda di 670 nm, a cui la ‘bulk’ water è praticamente trasparente.

Oooops, i vostri guru preferiti vi offrono solo il 660 nm…come mai? Perché si basano su un paradigma ormai morto. 

Inoltre, la curva relativa ai benefici rispetto al tempo di esposizione, guarda a caso è una bella curva di Bell che va a scemare quando si supera un determinato valore.

Una volta che il serbatoio di ATP è pieno, infatti, occorre terminare l’esposizione per minimizzare gli effetti dei ROS.

Ma a questo punto il guru alza il ditino e fa la domanda:

Ma io ho visto gli studi di professoroni amerikkani che parlavano del citocromo C ossidasi, magari sei tu che ti sbagli a citare sta ggente? 

Ciccio bello, se tu avessi una visione 3D, ti accorgeresti immediatamente che questo collima perfettamente con i lavori di Pollack, Preparata, Del Giudice, Vitiello, Montagnier, ecc…e mette d’accordo l’indiscutibile rigore matematico, padroneggiato dai grandi fisici in questione, con i dati sperimentali.

E dovresti sapere che matematica + esperimenti ci avvicinano di molto al cosiddetto nesso di causalità.

Ma le frequenze utilizzate in laboratorio per la costruzione della EZ erano minori, cioè si ha un maggior assorbimento dell’acqua per lunghezze d’onda maggiori… 

Verissimo, però a questo punto ci viene in aiuto il discorso evolutivo: infatti, se si confronta il diagramma relativo alla radiazione solare con il coefficiente di assorbimento dell’acqua, si ha una risonanza armonica tra gli 800 (alcuni sostengono più verso i 900) e i 1100 nm.

Infine, contrariamente a quanto affermato da alcuni guretti, anche le nostre nuove Firewave sono dotate di interruttori per selezionare la modalità desiderata (rossa / infrarossa).

In conclusione, occorre avere una visione a 360 gradi del problema, e fare i collegamenti mettendo assieme tutti i tasselli del puzzle.

Non fidatevi della melodia ammaliante dei markettari, a cui si può dare solamente ampiamente merito solamente di essere bravi incantatori di serpenti.

Per le tecnologie di biohacking, affidatevi a chi ha una visione d’insieme ottimale e un background consistente, oltre a essere guidati da un’idea etica di commercio.

LE MIGLIORI LAMPADE IN COMMERCIO col miglior servizio!

Rimanete sintonizzati per futuri e ‘fotonici’ upgrade.

Ann Transl Med. 2019 Mar; 7(Suppl 1): S13.

doi: 10.21037/atm.2019.01.43

PMCID: PMC6462613

PMID: 31032294

Mitochondrial cytochrome c oxidase is not the primary acceptor for near infrared light—it is mitochondrial bound water: the principles of low-level light therapy

Andrei P. Sommer

Received:  January 17, 2017;  Accepted: August 24, 2017; Published: December 22, 2017;
Available Online: December 22, 2017.

DOI: 10.14294/WATER.2017.5

The Case for Symbiotic Photovoltaic Effects in the Growth of Tetrahedral Oxy-subhydride (TOSH) Structures and their Function in the Biological Exclusion Zones of Anchored Polar Solvents Including Water – Part II

Oehr KH1, LeMay PH2

https://www.researchgate.net/publication/278966130_The_origin_and_the_special_role_of_coherent_water_in_living_systems

https://www.mdpi.com/2304-6732/6/3/77/htm

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5505738/

The fourth phase of water – G. Pollack

https://www.jstage.jst.go.jp/article/islsm/3/3/3_91-OR-15/_pdf

 

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