Sfatiamo il mito dei cereali integrali!

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

19 Novembre 2017

Abbiamo già proposto una lunga serie di articoli sui cereali integrali. Più o meno tutti dimostravano una sostanziale equivalenza con la risposta metabolica rispetto ai giustamente vituperati cereali raffinati.

E allora perchè sono diventati simbolo di nutrizione ottimale e di salute?

Adattamento: Angelo

La risposta l’abbiamo in questo primo studio (1).

Il mainstream e la cattiva “scienza“, che che si fanno trasportare dalle sensazioni e dai sentimenti, hanno agito esattamente come nella costruzione del mito vegetariano…
Chi utilizza cereali integrali, esattamente come accade con i vegetariani, che non mangiano carne, HANNO STILI DI VITA MOLTO PIU’ SALUBRI, rispetto alla popolazione generale.

Sostituire i cereali raffinati con cereali integrali non cambia i parametri relativi alla sindrome metabolica.

Questo fattore è cruciale perchè va a confondere tutti i risultati di studi epidemiologici ed osservazionali sui cereali integrali. Purtroppo vengono confusi anche i risultati di trail randomizzati con gruppo di controllo.

Chi mangia cereali integrali, nella migliore delle ipotesi, fuma meno, si allena, sta più a contatto con la natura…

La conferma che quanto diciamo corrisponde al vero, oltre che logica, ce la da questo intelligente studio svedese che ha esaminato le abitudini di oltre 8000 soggetti. I ricercatori hanno notato che gli stili di vita ed il livello socio-economico di chi mangiava cereali integrali erano superiori rispetto alla popolazione generale.

Il che è un grosso problema confondente per gli studi sul tema.

I cereali integrali “tradizionali” hanno un impatto sulla salute peggiore del pane bianco

Ora vediamo uno studio ben progettato che ha valutato SOLO l’impatto glicemico di vari tipi di pane (integrali e non) su 100 soggetti diabetici (2)

Ricordiamo che i fautori dei cereali integrali insistono a dire che, questi, hanno un impatto glicemico più basso per via delle ricchezza in fibre. Questo assunto è sorprendentemente, dato che, gli indici glicemici dei cereali integrali sono solo lievemente più bassi rispetto ai cereali raffinati. Non se ne riesce a capire la logica!
Nel mondo reale c’è da considerare, inoltre, che queste fibre insolubili contengono fibre TOSSICHE per l’uomo, ricche di lectine e fitati che portano, alla lunga, a malnutrizione e malassorbimento.

Per esempio:

I fitati contenuti nei cereali, legumi e nelle noci inibiscono l’assorbimento del ferro.

Ma torniamo all’interessante lavoro!

100 soggetti con diabete di tipo 2 sono stati interrogati per capire quali fossero i pani più comunemente utilizzati.

Successivamente 11 partecipanti con diabete di tipo 2, hanno consumato l’equivalente di 50 g di carboidrati disponibili da 4 tipi di pani diversi. Successivamente sono state determinate per 270 minuti le concentrazioni di glucosio e insulina e le sensazioni di appetito.

Risultati

Tre pani comunemente consumati (bianco, grano integrale al burro e grano intero) identificati nel sondaggio – più un pane di “controllo” (di segale con semi di zucca) con indice glicemico inferiore ai precedenti. Nonostante le differenze percepite tra i pani “marroni” e “bianchi” – il pane bianco, il pane con grano intero e il pane integrale promuovono simili risposte glicemiche e insuliniche. Il pane di “controllo” invece ha prodotto un picco glicemico ed insulinico significativamente inferiore rispetto a tutti gli altri pani. (ndr. ma questo era atteso dato che il pane di segale contiene circa la metà dei carboidrati rispetto agli altri pani).

Sono state riscontrate reazioni di appetito simili con tutti i 4 pani.

Di contro il pane integrale di segale ha un altissimo contenuto di fitati (con qualsiasi tipo di processo venga trattato).
Per più info ed approfondimenti: (3)

conclusioni

Gli adulti con diabete di tipo 2 scelgono varietà di pani con effetti differenziati percepiti sulle risposte glicemiche, insuliniche e di appetito. I vantaggi apprezzabili, tuttavia, non sono conferiti dai pani comunemente consumati.

Dato che pani noti per promuovere risposte metaboliche favorevoli non sono disponibili, l’enfasi nell’istruzione dovrebbe essere posta sul controllo delle porzioni. La trasmissione di queste informazioni ai pazienti è fondamentale se l’educazione nutrizionale deve raggiungere il proprio obiettivo di potenziare gli individui a gestire il loro diabete attraverso le scelte alimentari.

Ma perchè insistere e far mangiare 50 gr. di pane? Quale vantaggio nutrizionale porta? Nessuno!

IL NUOVO VIVERE SECONDO NATURA! Prendi i cereali integrali e falli mangiare ai POLLI…

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