OMEGA 6, FRIENDS OR FOE?

Scritto da Angelo

Categorie: integratori

Tag: omega 3 | omega 6

2 Marzo 2019

Ormai sono anni che partecipiamo alla battaglia tra omega 3 e omega 6, acidi grassi polinsaturi che sono sempre sulla bocca di tutti…

Ma non è che anche tanti professionisti del settore, hanno preso qualche cantonata, buttando nel gabinetto indistintamente tutti gli omega 6, e proponendo in modo barbaro e “ignorante” un’iper-integrazione con omega 3?

La maggior parte degli studi, che pone estrema cautela sul consumo di omega 6, coinvolge modelli animali alimentati con oli e prodotti di origine vegetale, i cui grassi polinsaturi (ALA – Acido Alfa Linolenico, LA – Acido Linoleico), si differenziano in modo significativo dalle loro controparti animali, quelle maggiormente in linea con il nostro percorso evoluzionistico.

Infatti, gli omega 3 e gli omega 6 di origine vegetale, si contendono i medesimi processi enzimatici per la loro metabolizzazione.
Esiste infatti una competizione per gli enzimi desaturasi; sia l’enzima FADS1, che il FADS2, preferiscono metabolizzare L’ALA, ma un considerevole apporto di LA interferisce in modo significativo con la desaturazione e l’allungamento sia dell’LA che dell’ALA [1].

I presunti meccanismi pro-infiammatori esclusivi dell’Acido Arachidonico, che tanto vediamo nei grafici degli “esperti”, non sono altro che frutto di un approccio riduzionistico, e gli studi che supportano questa tesi presentano “bias” enormi. L’ennesima manovra di marketing per vendere barrette e integratori di vario tipo?

 

Specchietto riduzionistico che omette processi metabolici importantiPochi, invece, sanno che il povero Acido Arachidonico, tanto bistrattato, non è solamente una molecola che permette di raggiungere il picco dell’infiammazione, ma è anche la stessa, che insieme al DHA, ne permette la risoluzione, tramite diversi prodotti metabolici.

Acuni studi, infatti [2], mostrano addirittura come aumentando la concentrazione di AA, non aumentino in modo significativo i marker infiammatori.
La risoluzione dell’infiammazione, è iniziata da una serie di mediatori, come le prostaglandine e i leucotrieni, che portano alla produzione di immunorisolventi. I mediatori lipidici endogeni, come le resolvine, le protectine, le lipossine e le maresine, sono sintetizzate durante la fase di risoluzione dell’infiammazione acuta [2].
Le lipossine sono derivate dall’AA, mentre le altre molecole dal DHA.
Inibendo l’AA, come vogliono fare molti “esperti”, si va a bloccare il picco e la risoluzione del processo infiammatorio.
Questo si traduce si in un’apparente riduzione dei livelli infiammatori, ma che porta in realtà a livelli cronici di basso grado, che non si risolveranno MAI, un po’ come avviene con i farmaci anti-infiammatori.
Quale sostanza inibisce il metabolismo dell’Acido Arachidonico? Ebbene si, il tanto amato EPA [3].
L’EPA, infatti, è catalizzato dal ciclo-ossigenasi (COX), esattamente come l’Acido Arachidonico, che entra quindi in competizione per lo stesso processo enzimatico.
Questo ha fatto esultare decine di ricercatori entusiasti, che ignorando i meccanismi appena visti, hanno pensato di fare del gran bene consigliando l’integrazione massiva di EPA e di limitare la carne rossa e i tuorli.

TAKE HOME

Dovremmo avere particolarmente paura dell’apporto di omega 6 solamente a fronte di un largo consumo di oli e prodotti vegetali, che ha comunque altri effetti devastanti oltre al profilo lipidico.
Questo non significa che dobbiamo buttarci sulla carne grain-fed da allevamenti intensivi come se non ci fosse un domani, ma nemmeno cadere in preda alla fobia dei tuorli e dei prodotti animali in generale.
Il prof. Masterjohn, infatti, consiglia di tenere AA e DHA nel range alto dei valori, non facendosi troppe paranoie sul rapporto tra omega 6 e omega 3 totale [4].
La tempesta perfetta, comunque è rappresentata dall’integrazione massiva di EPA e dal largo utilizzo di oli vegetali.

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