LUCE UV E VITAMINA D NEL LATTE MATERNO

Scritto da Angelo

Categorie: Salute

2 Settembre 2024

LUCE UV E VITAMINA D NEL LATTE MATERNO

Analizziamo questo studio pazzesco, servito fresco fresco, che merita di essere citato in più passaggi significativi.

RIFERIMENTO:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022030224010889

Punti chiave

• Molti Paesi nordici fortificano il latte con vitamina D3 artificiale, ma il precursore della vitamina D3 (7-deidrocolesterolo) si trova già naturalmente nella membrana dei globuli di grasso del latte.

• Già un secolo fa era noto che l’esposizione del latte alla radiazione UVB porta alla trasformazione del 7-DHC in vitamina D3.

• Nello studio sono stati confrontati diversi parametri come la temperatura (10-50°C), il tipo di flusso del fluido (turbolento o laminare) e la lunghezza d’onda (254, 280 e 313 nm).

• Come previsto dall’analisi dello spettro di assorbimento del 7-DHC, la lunghezza d’onda più efficace è 280 nm.

“In generale, è stato dimostrato che la concentrazione di vitamina D3 nel latte può essere facilmente aumentata mediante trattamento UV con le tecnologie attuali e che la regolazione di alcuni parametri fisici ha un effetto significativo sull’efficienza.”

Approfondimento storico

“A partire dalla rivoluzione industriale, le persone vivono e lavorano principalmente al chiuso e sono meno esposte alla luce solare.

Nelle città all’inizio del XX secolo, il rachitismo diventò un grave problema di salute, soprattutto per i bambini.
A quel tempo, i test sugli animali rivelarono un effetto curativo del latte irradiato con UV.

Il latte trattato con questa tecnica era comunemente prodotto e venduto sul mercato americano e tedesco.

Tuttavia, il sapore fu il primo ostacolo all’ampia accettazione da parte della popolazione, oltre a possibili ragioni politiche negli anni ’30/’40.”

Latte Materno e circadianità del neonato

Strano, la politica e il business non hanno mai interferito con la gestione della salute…

“Per aumentare i livelli di vitamina D nel latte, furono standardizzati parallelamente altri metodi di fortificazione, come l’aggiunta di olio di fegato di merluzzo o di ergosterolo (irradiato), cioè vitamina D2.”

Un metodo più intelligente della fortificazione artificiale, in quanto fonti “informate” dalla radiazione UV.

“In seguito, questa fortificazione fu sostituita/accompagnata dall’aggiunta di vitamina D3, una volta che il suo isolamento e la sua formazione sintetica diventarono accessibili negli anni Cinquanta.”

SINTETICA! Ed ecco che arriva l’onnipresente business dell’industria chimica.
Veramente curioso il fatto che alcuni guru “alternativi” ci accusino di sostenere il mainstream.

“Di conseguenza, in molti Paesi dell’emisfero settentrionale (Europa, Canada, Stati Uniti) l’insorgenza del rachitismo fu ridotta in modo significativo, e il trattamento UV del latte precipitò nel dimenticatoio.

Tuttavia, dopo un’epidemia di ipercalcemia neonatale in Inghilterra negli anni ’50, la fortificazione del latte con concentrati di vitamina D fu vietata in Europa, anche se un chiaro nesso di causalità non fu dimostrato.”

ORA I CODIDDETTI “ESPERTI” DANNO LA VITAMINA D COME FOSSE CARAMELLE HARIBO…

Ora conosciamo bene i meccanismi sottostanti, ma ovviamente il vostro guru preferito vi dirà che basta integrare con la sua fantastica K2…solito riduzionismo all’opera!

“Di conseguenza, il rachitismo tornò a essere un problema in Europa.

I Paesi scandinavi hanno recentemente ripreso a fortificare il latte con la vitamina D, mentre gli Stati Uniti e il Canada, nel corso del secolo scorso, hanno continuato ad aggiungere vitamina D artificiale (in modo volontario o obbligatorio) al latte intero come profilassi per la popolazione.

Tuttavia, le analisi del latte intero fortificato hanno rivelato concentrazioni di vitamina D disomogenee, spesso inferiori all’80 o superiori al 120% della concentrazione target di ∼10 µg/L nell’80% dei campioni di latte analizzati negli Stati Uniti e nel 73% dei casi in Canada.

La distribuzione disomogenea della vitamina D liposolubile in alimenti acquosi come il latte è una sfida comune per i tecnologi alimentari e sono necessari alcuni sforzi nei caseifici per distribuire realmente i concentrati di vitamina D in modo omogeneo.

Un trattamento uniforme del latte che forma la vitamina D3 direttamente dai suoi precursori, come il trattamento UV, induce naturalmente una distribuzione omogenea”.

Aldilà della distribuzione disomogenea, la vitamina D sintetica non ha la stessa biodisponibilità di quella prodotta naturalmente, e cosa ancor più importante:

Non è possibile conoscere e stabilire a priori le quantità necessarie, perché sono strettamente INDIVIDUALI.

Non può assolutamente esistere l’approccio “one size fits all”.

Solo l’esposizione all’UVB permette di innescare un processo fisiologico AUTOREGOLANTE, ossia il corpo produce esclusivamente la quantità di vitamina (ormone) D necessaria, niente di più, niente di meno!

PER NON PARLARE DELLA MAGIA DELLA VITAMINA D SOLFATA CHE SI OTTIENE SOLO ED UNICAMENTE CON L’ESPOSIZIONE AL SOLE!

LA MAGIA DELLA VITAMINA D SOLFATA

I dosaggi e livelli ottimali consigliati dai guru, sono pure speculazioni antiscientifiche, come ampiamente dimostrato in “VITAMINA D”.

https://shop.evolutamente.it/categoria/shop/libri/

CONCLUSIONI

Ora, qui giungono le conclusioni dirette come un pugno da KO per i guru dell’integrazione:

  • Verosimilmente, la Natura mette nel latte il precursore (7-DHC) della “vitamina D” e di tutti gli altri ormoni steroidei, perché è bene che il suo consumatore (in generale il cucciolo di quella specie), si esponga al sole.
  • Infatti, la radiazione UVB non è solamente “vitamina D”, ma regola tutti gli ormoni steroidei e genera centinaia di metaboliti biologicamente attivi a partire dall’interazione con il 7-DHC. Questo è un punto indiscutibile e innegabile.
  • Tutti gli esseri viventi hanno bisogno della luce solare per sostenere i propri processi fisiologici, e nessuna integrazione riduzionista potrà mai sostituirsi ai meccanismi naturali.
  • In carenza di luce UVB, una soluzione è quella di consumare cibi “informati dal sole”, e/o utilizzare un dispositivo per fototerapia: MARS-VENUS-MERCURIUS.

elioslamps

A questo punto, arriva immancabile la frecciatina senza senso logico dei guru: “Voi volete vendere le lampade, per cui criticate l’integrazione”.

Come già ampiamente spiegato:

– Il vero business è quello di vendere l’integratore che ha un costo irrisorio per il produttore a quante più persone possibile, un giro di affari miliardario.

– Il modello commerciale parte dalla molecola e cerca di trovare giustificazioni per venderla a quante più persone possibile.

– Le lampade di fototerapia, invece, sono state sviluppate in modo ingegneristico come soluzione al problema, e non viceversa.

Chi sta veramente sostenendo il business “mainstream” che voi tanto criticate, cari “alternativi”?

Articoli recenti…