LA SENSIBILITA’ AL FRUMENTO ERA SOLO NELLA MENTE DELLE PERSONE?

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

24 Ottobre 2016

Ecco il nuovo studio fresco fresco riguardante la sensibilità al frumento (1), che arriva da una collaborazione tra la Columbia University e l’Università di Bologna

Di: Alessio A. (EVO trainer).

Ecco il nuovo studio fresco fresco riguardante la sensibilità al frumento (1), che arriva da una collaborazione tra la Columbia University e l’Università di Bologna (ndr. eh si, ironicamente proprio dalla patria della pasta!).
Quello che è stato osservato non è nient’altro di quello che asseriamo da anni, ma ovviamente la scienza dogmatica va a negare l’evidenza finchè non riesce a spiegare il fenomeno, invece di prendere atto dell’evidenza per poi cercare di illustrarne il meccanismo.
E’ ben risaputo e accettato universalmente che il glutine può provocare, in alcuni soggetti, un’enteropatia autoimmune, conosciuta come celiachia. Tuttavia la celiachia è solamente la massima espressione di una incompatibilità tra l’essere umano e la gliadina. La gliadina non rappresenta solamente una proteina di stoccaggio dei cereali, ma è una vera e propria arma chimica utilizzata per difendersi dagli attacchi dei predatori (i granivori, come i polli).
Esistono quindi vari gradi di sensibilità al glutine e vari tipi di manifestazioni intestinali ed extra intestinali. Questi sono mediati da meccanismi infiammatori che portano alle più disparate malattie quali cancro, diabete, artrite reumatoide, psoriasi, lupus, Hashimoto, malattie cardiovascolari, autismo, schizofrenia, depressione, stanchezza cronica, ecc. ecc.. (la lista va avanti inesorabile comprendendo tutti i tipi di malattie della civilizzazione che ben conosciamo).

L’intento dei ricercatori era quello di individuare i marker responsabili della risposta infiammatoria del nostro corpo.

A tal proposito sono stati reclutati individui riportanti sintomi in risposta al consumo di grano, individui celiaci e con allergia al frumento, e un gruppo di controllo sano.
Nei soggetti con sensibilità al frumento è stato riscontrato un significativo aumento di CD14 solubile e di LBP (Lipopolysaccharide binding protein), e di anticorpi contro LPS e flagellina. Inoltre, sono stati misurati alti livelli di FABP2 (fatty acid binding protein), un marker che rivela il danneggiamento del tessuto epiteliale intestinale e correlato con la risposta immunitaria verso prodotti microbici.
E’ stata poi osservata una normalizzazione di tali livelli in un sottogruppo di individui con sensibilità al frumento a cui è stata sottoposta una dieta che esclude grano e altri cereali.
In conclusione, questi risultati dimostrano uno stato di attivazione immunitaria sistemica in concomitanza con la struttura epiteliale intestinale compromessa.
In parole povere, l’infiammazione sistemica causa principale di tutte le malattie che ci affliggono.

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Incredibilmente, gli autori non tentano di spiegare il meccanismo alle spalle e rimandano tutto ad ulteriori ricerche future.

Sono ormai anni che il dott. Fasano ha brillantemente spiegato il meccanismo: l’iperespressione di zonulina. Una proteina addetta al rilascio delle tight junctions intestinali, provocata da una frazione peptidica del glutine, preposta alla distruzione dei meccanismi di difesa dei predatori dei cereali. Una volta provocata la famosa leaky gut (permeabilità intestinale, in pratica l’intestino si buca lasciando passare un po’ tutto), non è solo la frazione parzialmente idrolizzata della gliadina che entra nel nostro corpo a creare danno (prolina e glutammina solo parzialmente idrolizzate che si legano alle transglutaminasi (2) e che provocano la risposta celiaca nei soggetti geneticamente predisposti, ma ogni sorta di entità microbica e cibo non digerito possono entrare nel torrente ematico e creare danni mediati da citochine proinfiammatorie. Il LPS (lipopolisaccaride), membrana cellulare dei batteri gram-negativi, crea dei danni ingenti nel nostro corpo (3,4) e può entrare liberamente in circolo dopo che le tight junctions sono state rilasciate.
Quindi, dal momento che il glutine provoca permeabilità intestinale in tutti noi (5), la reazione del corpo dipende dal nostro sistema immunitario, dall’effetto protettivo del microbioma, dalla storia personale (allattamento al seno, antibiotici, stile di vita, ecc..) con effetti più o meno gravi ed evidenti (da malattie palesi a cattivo invecchiamento) e più o meno ritardati nel tempo.
Nel frattempo, esce il nuovo strabiliante studio che dice che la pasta fa bene (6)… Indovinate un po’ chi l’ha finanziato? Andate nelle ultime righe e leggete… Rullino i tamburi…. Barilla s.p.a. in persona!
Incredibile ma vero!

IL NUOVO VIVERE SECONDO NATURA, l’alimentazione senza interessi commerciali reconditi.

Riferimenti:

1- Intestinal cell damage and systemic immune activation in individuals reporting sensitivity to wheat in the absence of coeliac disease
Melanie Uhde, Mary Ajamian, Giacomo Caio, Roberto De Giorgio, Alyssa Indart, Peter H Green, Elizabeth C Verna, Umberto Volta, Armin Alaedini
2- Giovanni Cianti (La dolce catastrofe, la nutrizione rifondata)
3 – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23704966
4- http://www.microbialinfluence.com/inflammation.html
5- Effect of Gliadin on Permeability of Intestinal Biopsy Explants from Celiac Disease Patients and Patients with Non-Celiac Gluten Sensitivity
Justin Hollon, Elaine Leonard Puppa, Bruce Greenwald, Eric Goldberg, Anthony Guerrerio and Alessio Fasano
6- Association of pasta consumption with body mass index and waist-to-hip ratio: results from Moli-sani and INHES studies
Pounis, Di Castelnuovo, Costanzo, Persichillo, Bonaccio, Bonanni, Cerletti, Donati, De Gaetano, Iacoviello

Cereali? No, grazie!

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