LA POTENZA DEL MITOCHONDRIAL TRAINING

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute | Sport

14 Gennaio 2024

Sempre più nutrizionisti sportivi danno indicazioni in totale controtendenza rispetto al passato e sono indicazioni in totale opposizione rispetto a quelle che danno i fanatici delle diete LOW CARB.

PER GLI AGONISTI, SEMPRE PIU’ CARBOIDRATI. QUANTITATIVI ABOMINEVOLI DI CARBOIDRATI.

POSTULATO: GLI AGONISTI SONO LE PERSONE PIU’ IN SALUTE TRA GLI UMANI.

Ed infatti in questo incredibile trial randomizzato e controllato su atleti di endurance, risulta che l’ingestione di 120 grammi/ora di carboidrati (rispetto a 60 o 90 grammi che, per un “esperto” di low carb sarebbero già la morte nera di STAR WARS) ha portato a meno infiammazione e più recupero muscolare.

https://www.mdpi.com/2072-6643/12/5/1367

La differenza tra noi ingegneri prestati allo studio ed alla divulgazione di cose che apparterrebbero a medici/biologi e trainer e che riusciamo a CONTESTUALIZZARE le varie situazioni e valutare molte più variabili.
E’ una forma mentis che ci inculcano a furia di massacri mentali in aula e sui libri.

ALLORA CONTESTUALIZZIAMO: i ricercatori hanno studiato che quando una persona in grado di digerire, assorbire e GESTIRE questo quantitativo di carboidrati durante l’esercizio fisico (precedentemente fissata dalla scienza a 90 g/h), può ottimizzare gli effetti correlati ingerendone un quantità maggiore (120g/h).

L’applicazione di questa scoperta, quindi, è limitata ad un contesto in cui un corpo umano, con le sue capacità fisiologiche e metaboliche X, necessita della massima quantità di energia proveniente dai carboidrati.

Cioè, normalmente atleti di endurance professionisti o d’élite.

Non certo amatori o persone “normali” che sono la quasi totalità dell’umanità.

Come potete immaginare (o capire), questo intervento non ha senso in un contesto in cui il bisogno energetico non è quello descritto e, ovviamente, non in un essere umano privo delle risorse per tollerare, digerire, assorbire e convertire quei carboidrati, in energia.

In un certo senso hanno studiato e convalidato nel corso degli anni, effetti molto specifici associati a un intervento molto specifico.
Specifico al cubo.

Per tracciare un parallelo che possa aiutare a capire meglio la faccenda, quando gli atleti di resistenza si allenano, ad esempio, facendo sprint, invece di farne 3, farne 6 potrebbe essere più vantaggioso a diversi livelli (E’ UN ESEMPIO!!!!). Questo è tutto. Niente di più, ma applicato all’assunzione di carboidrati.

Ciò non significa (anzi sarebbe inverosimile pensarlo) che a causa di questa scoperta qualsiasi atleta di endurance (e dovremmo esserlo tutti in qualche modo) debba allenarsi solo facendo sprint, e più precisamente solo 6.

Ciò significa semplicemente che, all’interno degli strumenti a disposizione dei professionisti dell’allenamento e della nutrizione, quando vogliono ottimizzare gli sprint, possono considerare di utilizzarne 6 invece di 3, purché l’atleta li tolleri.

Uno degli effetti che è stato riscontrato e che hanno validato nel corso degli anni questi bravi ricercatori è che l’assunzione di più cibo (da carboidrati) durante l’attività fisica ha effetti benefici non solo sulla prestazione ma anche sul recupero, sulla sensazione di fame, sul successivo comportamento alimentare, ecc…

Quando facciamo attività fisica, il nostro metabolismo entra in un’altra dimensione in cui le regole metaboliche rendono diverso l’effetto del cibo nel corpo. E queste regole dipendono dal nostro stato di salute pregresso.
Se abbiamo il diabete o la sindrome metabolica, ad esempio, il nostro corpo non riuscirà a gestire i grassi per via della disfunzione mitocondriale. Non lo farà con efficienza anche se non siamo allenati ma “in salute” (anche se non essere allenati è già una condizione di salute negativa).
Mentre con gli atleti di èlite (che sono in supersalute) potranno ingerire una valanga di carboidrati senza inficiare l’ossidazione dei grassi.

GUARDIAMO QUESTO GRAFICO CON ATTENZIONE:

Il grafico rappresenta un test metabolico di laboratorio di un atleta di alta qualificazione. Vedete come, man mano che aumenta lo sforzo, l’ossidazione dei grassi tende a zero e prevale solo l’ossidazione dei carboidrati.

Un diabetico (come un qualsiasi malato di malattie infiammatorie croniche), se facesse lo stesso test (che durerebbe molto meno tempo), avrebbe una totale prevalenza della componente rossa che rappresenta una chiara disfunzione mitocondriale.

Un sedentario più o meno IDEM come il diabetico ed ecco perchè la sedentarietà è sempre associata con l’insorgenza delle malattie croniche.

E’ CHIARO QUESTO PUNTO?

Ad esempio, l’impatto di 30 g di zuccheri semplici può essere molto diverso quando si fa attività fisica a intensità moderata rispetto a quando si è sdraiati sul divano se molto allenati o non allenati o con malattia cronica in atto (ed ovviamente quest’ultimo può essere più dannoso per la salute).

Da queste osservazioni e contestualizzazioni è partita l’idea di scrivere il MITOCHONDRIAL TRAINING.
Come avete capito non esistono regole e sono fallimentari sia gli approcci “mediterranei” che quelli cronici LOW CARB se non li contestualizziamo come spero ho fatto in questo lungo post.

Significa che a seconda dell’obiettivo specifico da ottimizzare per ciascun atleta/malato o chicchessia (varia nelle diverse fasi del ciclo di allenamento), nell’ambito degli strumenti che ogni professionista ha a disposizione, questa strategia può essere utilizzata per ottimizzare una situazione specifica ed anche una CONDIZIONE DI SALUTE SERIA COME IL DIABETE.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28332115/

Il MITOCHONDRIAL TRAINING è per tutti. Dall’atleta avanzato/professionista al malato cronico che non ha mai fatto sport in vita sua. Applicare in maniera corretta il MITOCHONDRIAL TRAINING significa spostare in modo brutale l’asticella (grafico sopra) che vi porta a ossidare sempre più grassi (implementare la funzione mitocondriale) e la dieta (e anche le quantità di carboidrati) sarà solo uno strumento da utilizzare con intelligenza finalizzato ad implementare, accelerare, “sinergizzare” a questo scopo.

Il mio libro lo potete trovare in tutte le librerie ONLINE e preferibilmente sul mio shopping:

MITOCHONDRIAL TRAINING – ALLENAMENTO MITOCONDRIALE

Buon #mitochondrialtraining a tutti.

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