IL NUOVO SUPERFOOD DEL MARKETING DELLA SALUTE: LA FECOLA DI MARANTA

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

19 Aprile 2021

La maranta e la fecola di maranta, novello superfood o, come al solito, una truffa del marketing della salute?

Oggi stemperiamo ancora un po’ la tensione generale con un paio di risate; del resto, ridere fa molto bene.
E con i guru del cibo e dell’integrazione c’è veramente da ridere a crepapelle.

Gli esponenti della “paleo” sono come i pescatori o i cacciatori…

Leggendo una fantastica “paleo” ricetta sono sobbalzato sulla sedia: “corbezzoli, e che cavolo è la fecola di maranta”? Rattristandomi per la mia imperdonabile ignoranza, ho fatto una breve ricerca e ho scoperto le virtù di questo ingrediente essenziale per addensare il vostro sugo preferito che si attacca superbamente al fusillo.

Da buon rompiballe mi sono chiesto: ”ma quanto è paleo la fecola di maranta”? Nella mia mente fa già capolino l’immagine di un gruppo di cacciatori raccoglitori che si sbarazzano in fretta e furia delle loro armi, lasciando perdere una preda ricca di grasso e proteine nobili, per avventarsi su una pianta di maranta, scavando avidamente per estrarne al più presto la radice. Con gli strumenti rudimentali di cui sono dotati, cominciano subito a processarla per creare la fecola da portare come trofeo al villaggio. Nel frattempo, le loro mogliettine stanno raccogliendo tutti gli ingredienti da macinare per creare una deliziosa pasta senza cereali. Le paleo nonnine, invece, non partecipando più né alla caccia né alla raccolta, aspettano ansiose al villaggio mentre fanno sfrigolare il paleo soffritto per il sugo e mungono le mammelle di un cocco per estrarne il latte…in attesa dell’addensante miracoloso che allieterà la loro serata, tra canti, balli e festeggiamenti agli dei per avergli donato questa delizia del palato.

Ma aspetta un attimo: il tema centrale dei paleoisti più incalliti sarebbe quello di eliminare come la peste qualsiasi forma di antinutriente, lectina, prolammina, solanina, ecc…tanto che fino a poco tempo fa se uno osava solo postare un piatto di patate arrosto da condimento a una bella bistecca, veniva bannato all’istante su alcuni gruppi facebook?

Farina e Pasta di chufa: le mistificazioni dei guru del cibo.

E allora? Benissimo, andiamo a vedere cosa contiene la maranta…

“Si estrae da tuberi tropicali, in particolare dalla Maranta arundinaceae, una pianta equatoriale le cui prime tracce risalgono al periodo precolombiano, specialmente presso gli Arawaks, una tribù indigena dei Caraibi da cui deriva il nome arrowroot con cui in inglese si identifica la Maranta. [1]”..
E già vediamo la prima contraddizione: ma non doveva essere tutto locale e stagionale?
Ed ecco lo studio significativo [2]:

È stato isolato un inibitore delle proteasi dalla radice della Maranta.
Esso inibisce la tripsina bovina, l’enterochinasi bovina, l’ alfa-chimotripsina bovina e l’attività proteolitica delle preparazioni pancreatiche UMANE e bovine.
L’inibitore è resistente alla pepsina e all’elastasi, e può sopportare trattamenti termici a 100°C per 60 minuti e all’esposizione ad un ampio spettro di pH (1.0-12.5) per 72 ore a 4°C senza perdita di attività.

Quindi, la maranta contiene degli importanti fattori antinutrienti altamente termo- e ph- stabili che inibiscono la funzionalità degli enzimi proteolitici…ovviamente, le radici devono difendersi dai predatori!
Il fatto è che possono essere anche in grado di ridurre la digestione del resto del cibo che mangiamo (si spera veramente “paleo”…), predisponendoci a malassorbimento e problematiche intestinali…

SURROGATI, OVVERO: IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL’ASINO.

Ma non è finita qui: abbiamo già evidenziato in questo articolo come gli inibitori dell’amilasi e della tripsina siano molto aggressivi nello scatenare una risposta infiammatoria sistemica (addirittura più del glutine!!).

ATIs: i cereali, non solo semplicisticamente “CARBOIDRATI” E “GLUTINE”

Dalla data del nostro articolo, sono usciti anche altri studi interessanti, come questo [3]:
I topi a cui sono stati somministrati gli ATIs, hanno mostrato un aumento significativo dei trigliceridi e delle transaminasi rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, è stato osservato un aumento del grasso viscerale ed epatico e una resistenza insulinica più alta. Gli ATIs promuovono l’infiammazione del fegato e del tessuto adiposo, inducendo la polarizzazione macrofagica verso il fenotipo M1 (pro-infiammatorio) e la loro infiltrazione, e aumentano la fibrogenesi epatica. Il glutine, che rappresenta la maggior componente del grano, non ha indotto queste patologie.
Quindi cari amici, stiamo ben attenti al glutine però tralasciamo quello che può fare addirittura peggio…

Ed ecco che arriva la contestazione: “Ma io ne uso solo un pochino, che vuoi che faccia?”
Ho capito, caro amico/a…però non è che ne metti un grammo su una bistecca…la usi per addensare un sugo a base di prodotti elaborati del cocco per condire una pasta fatta di altri sfarinati pieni di antinutrienti e di carboidrati acellulari…diciamo che la maranta è la ciliegina sulla torta di una ricetta che causa la tempesta perfetta! Poi non ti lamentare che hai flatulenze e sei gonfio/a come un bue e/o non dimagrisci…

I “CARBOIDRATI” NON SONO TUTTI UGUALI

A questo punto la domanda sorge spontanea:
Ma non è meglio togliersi lo sfizio e andare dalla Sora Lella a mangiarsi una bella carbonara?

IL NUOVO VIVERE SECONDO NATURA (AGGIORNATO AL 2021)! E’ in uscita per fine mese di APRILE.

Vi spiegheremo con un aggiornamento del 30% circa del libro i pericoli derivanti da alcuni grassi vegetali ormai ritenuti IMPRESCINDIBILI per i “paleo” come il COCCO (e derivati) e la FARINA DI MANDORLE che si rilevano essere un’altra bufala del marketing della salute che lavora esclusivamente e solo alle spalle di poveri GONZI. Potete prenotarlo qui:

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