La dieta paleolitica funziona meglio di alcuni farmaci per il trattamento di alcune patologie anche gravi

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

24 Aprile 2016

La dieta paleolitica funziona meglio di alcuni farmaci per il trattamento di alcune patologie anche gravi

Adattamento: Angelo

Un lavoro pubblicato recentemente dal alcuni ricercatori della Mayo Clinic, uno degli ospedali più famosi degli USA.

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L’assunzione media degli Stati Uniti alimentare di K+ (ndr. potassio) è ben al di sotto degli attuali requisiti nutrizionali raccomandati (ndr. anche in Italia). Questa carenza è ancora più evidente quando si confrontano la nostra dieta occidentale con quella dei nostri antenati (ndr. paleodiet), che consumavano grandi quantità di  K+ nella loro dieta abituale.

La carenza di K+ è implicata in molte malattie, tra cui malattie cardiovascolari, i calcoli renali, e l’osteoporosi. È importante sottolineare che l’integrazione alimentare di K+ ha effetti favorevoli sulla riduzione della pressione sanguigna, riducendo il rischio di ictus, migliora la salute delle ossa, e riduce il rischio di nefrolitiasi. Per questa recensione completa, gli autori hanno analizzato la letteratura disponibile utilizzando PubMed e MEDLINE utilizzando i seguenti termini di ricerca: l’assunzione di potassio, escrezione di potassio renale, e la prevenzione della iperkaliemia. Gli articoli sono stati selezionati per l’inclusione se rappresentavano dati primari o articoli di revisione pubblicati tra il 1980 e il 2015 in riviste ad alto impatto.

Il rene normale ha la capacità di regolare strettamente l’omeostasi del potassio. Gli autori discutono di nuove scoperte rispetto ai meccanismi di rilevamento con cui il rene mantiene l’omeostasi del K+ nel tratto gastrointestinale e nel tubulo distale. Sono ampiamente prescritti farmaci per ipertesi che causano iperkaliemia e quindi richiedono una restrizione dietetica di K+ e discutono pure di nuovi farmaci approvati in grado di legare il K+ nel tratto gastrointestinale e speculano che questa nuova farmacologia potrebbe consentire la liberalizzazione della dieta nei pazienti a rischio di iperkaliemia, offrendo loro contemporaneamente i numerosi benefici di una dieta ricca di K+.

Ci sono molti dati che suggeriscono che l’ingestione di alimenti ricchi di K + sia utile e possa ridurre l’incidenza di ictus, ipertensione, calcolosi renale e l’osteoporosi. I dati relativi al consumo alimentare indicano che le diete occidentali sono ad alto contenuto di alimenti trasformati, ad alto contenuto di Na+ (sodio), e povere di K+. Il rene è progettato per gestire quantitativi di potassio significativamente più elevati, carichi che non sono attualmente consumati nella nostra dieta. Inoltre, i pazienti che potrebbero beneficiare dall’aumento dell’assunzione di alimenti ricchi di K+ sono proprio gli stessi pazienti che non sono in grado di farlo a causa di una riduzione della funzionalità renale.

In particolare le malattie cardiovascolari sono prevalenti nei pazienti con funzione renale ridotta, e quindi si potrebbe sostenere che questa popolazione di pazienti possa trarre i maggiori benefici dall’ingestione di diete arricchite in K+. Attualmente, il trattamento standard per l’ipertensione in questi pazienti è l’uso di bloccanti RAAS, farmacologia che si traduce in rischio iperkaliemia, rendendo necessario l’uso di una dieta a basso impatto K+. Ci sono 2 nuove opzioni terapeutiche per trattare cronicamente l’iperkaliemia, offrendo la speculazione che questi farmaci possono consentire la liberalizzazione di K+ nella dieta in modo da massimizzare i benefici cardiovascolari.

È importante ridefinire il ruolo del K+ nella dieta, soprattutto quando si riconosce che le diete occidentali provocano un carico eccessivo di Na + e un sottoconsumo di K+, portando ad un aumento prevalenza della malattia. Le persone sono attivamente alla ricerca di cambiamenti nella dieta e stanno adottando diete come la dieta paleolitica che porti loro benefici della riduzione del consumo di prodotti alimentari trasformati (e quindi Na +) e l’aumento del consumo di frutta e verdura (e quindi K+).

Gli autori concludono ribadendo che una dieta ricca di K+ che è un minerale, spesso sottovalutato, può essere direttamente correlata alla benefici per la salute.

Benefici per la salute di una dieta alta in K+

  • Diminuzione della pressione sanguigna
  • migliore gestione dell’equilibrio sodio/potassio
    ▴Meccanismo:
    ▪aumento dell’esecrezione urinaria di Na+
    ▪diminuzione del deflusso di adrenergici
    ▪Effetto diretto del K + sul tono vascolare
  • diminuzione rischio ictus
    ▴collegato al miglioramento della pressione sanguigna
    effetti sulla pressione indipendenti
    • effetto positivo sulla salute delle ossa
    più carico alcalinizzante nella dietaeffetto diretto del potassio:
    • diminuzione rischio di nefrolitiasi
    carico alcalino dietetico
    ▴Effetto del K + nel tubulo contorto distale per diminuire l’esecrezione urinaria di Ca2+ (ndr. osteoporosi)
    • Prestazioni migliori in pazienti con malattia renale cronica
    ▴diminuzione dell’assorbimento gastrointestinale di fosfato con proteine ​​vegetali rispetto alle proteine ​​animali
    ▴miglior controllo dell’acidosi metabolica

Insomma una serie di effetti positivi impressionanti tra cui anche una validazione dei benefici una dieta alcalinizzante al momento molto controversa (in ambito scientifico) 

Riferimento:
DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.mayocp.2016.01.012
Achieving the Benefits of a High-Potassium, Paleolithic Diet, Without the Toxicity
Biff F. Palmer, MD, Deborah J. Clegg, PhD
Link: full text

Dieta paleo vs dieta standard: non c’è paragone!

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