La costruzione del callo solare

Scritto da Angelo

Categorie: Salute

16 Novembre 2018

Quando parlo di “prendere il sole” spesso mi si risponde che si ha la pelle che si scotta facilmente o che si sta male al sole. Si prova disagio… Il problema risiede nel fatto che non si ha il “callo solare“.

di Angelo.

Alcuni malati di malattie autoimmuni non sopportano il sole, ma anche gente “sana” lo rifugge.
Altri quando lo prendono si sentono “stonati” per ore… Questo è un chiaro segnale di problemi ormonali.

La notizia è che il sole fa bene a tutti… E va preso da tutti con le dovute cautele e gradualità. Appunto costruendo il “callo solare”. Non è semplice per persone che per decenni hanno sempre evitato l’esposizione o hanno utilizzato assurde creme solari schermanti.

Il callo solare chiaramente si costruisce preferibilmente in estate. Se si costruisce un forte callo solare si avrà anche molto meno bisogno di integrare vitamina D.

In inverno molti di noi soffrono di:

– depressione del sistema immunitario
– sonno discontinuo
– bassa energia
– sbalzi di umore
– cali della vitamina D

Ecc…

La prima cosa da fare è mangiare tanti frutti di mare (1).

Ci sono fotorecettori noti come le opsine (melanopsina in più importante) negli occhi e nella pelle progettati per assorbire l’intero spettro della luce naturale. Siamo letteralmente un pannello solare dalla testa ai piedi. Ci nutriamo dei raggi solari e trasferiamo le frequenze della luce salutare ai tessuti del corpo e le usiamo come materia prima in molteplici processi biologici. Infatti la vitamina D, che ha ricevuto molta attenzione negli ultimi dieci anni, è fondamentalmente un deposito di luce catturata, come una batteria. Infatti, il nostro intestino e il microbioma ricevono la maggior parte della nutrizione a frequenza leggera attraverso la vitamina D (ovviamente perché è un organo interno) ed è per questo che c’è molta presenza di vitamina D nel nostro intestino.
Minore è l’esposizione al sole, maggiore è la carenza con la nostra nutrizione solare, il che dà origine a molti dei disturbi che sperimentiamo non solo in inverno, ma nella vita di tutti i giorni, specialmente se siamo al chiuso sotto la luce artificiale per molto tempo. L’illuminazione a spettro completo è cablata alla nostra biologia. Tutte le forme di luce influenzano il nostro corpo in modo diverso; La luce infrarossa è terapeutica al pari della UV che, contrariamente alle credenze popolari e del settore dermatologico ed oculistico, è altrettanto salubre! Indossare occhiali da sole o spalmare la crema solare è quindi come mettere un telo sulla pelle e sugli occhi e impedire di ottenere benefici salutari dall’illuminazione a spettro completo.

Ma come si fa? E’ questa la grande domanda, ma è importante ribadire che la luce UV non è malsana; la luce UV inappropriata non è salutare. Ciò che la rende malsana è il tipo di pelle. Di seguito è riportato il grafico noto come scala del tipo di pelle Fitzpatrick. Descrive diverse categorie per la gamma di pigmentazione della pelle negli esseri umani. Questo è ciò che rende “la dose velenosa“. Più scura è tua pelle, più si è resistenti alla sovraesposizione della luce solare, più si è chiari e più si è sensibili alla sovraesposizione alla luce del sole.

È importante notare che non si eradica la minaccia di sovraesposizione, si hanno solo diversi livelli di resistenza intrinseca in base alla pigmentazione. Ecco comunque il problema; non si può cambiare il tipo di pelle naturale ma si può modificarlo! Questo succede quando la pelle cambia colore e ci abbronziamo. Ma anche questo ha dei limiti, perché se hai il tipo di pelle 1 la  capacità di abbronzatura è quasi inesistente, si potrà diventare rossi come crostacei o ustionarsi facilmente.

La soluzione a questo problema è mediarlo creando il “callo solare“. Il callo è proprio come qualsiasi callo che si forma sulla pelle. Se si fa sollevamento pesi per esempio, la pelle, a causa della pressione e dell’attrito inizia a cedere e trasformarsi in uno strato protettivo di tessuto. Abbiamo la stessa azione quando si tratta di esposizione al sole. Il callo solare sulla pelle assorbe le frequenze del sole attraverso la melanopsina che è un fotorecettore. Sfrutta le frequenze luminose, ha meccanismi di protezione e funge anche da deposito per l’eccesso di radiazione solare. Le dinamiche non sono visibili ed evidenti, l’unica misura che dobbiamo tenere sotto controllo per la formazione del callo sono le lentiggini o una iper-pigmentazione sulla pelle che cambia nel tempo in base alla nostra esposizione solare. L’adattamento più evidente a un aumento della struttura del callo solare è semplicemente l’abitudine di gradire al sole per la stessa quantità di tempo di esposizione precedente ed essere in grado di aumentarlo. Se per anni non vi siete esposti al sole il callo solare sarà completamente fuori forma, vi ustionerete o diventerete rossi molto velocemente e facilmente. Al contrario mentre se vi adattate e progredite è un chiaro segnale che il callo solare sta migliorando.

La cosa migliore è partire “assumendo” il sole al mattino presto (guardando l’alba in costume) quando è ricco di IR “protettivi” almeno 30 minuti. Questo predisporrà la pelle e gli occhi ad essere più difesi. Poi assumere di nuovo il sole allo zenit in modo estremamente graduale. Questa è la strategia migliore.

Poi passare al sole allo zenit per esempio con queste progressioni (sono semplici indicazioni):

Tipo di pelle 1. Primo giorno 5 minuti, aumentando 5 minuti ogni giorno fino a massimo 45 m.
Tipo pelle 2. Primo giorno 10 minuti aumentando 10 minuti fino ad un massimo di 60 m.
E così via fino ad arrivare a:
Tipo di pelle 6 (neri): partire da 2 ore e fino a 3-4 ore.

Bisogna avere tanta tanta pazienza. A volte occorrono mesi, se non anni per mettere una “pezza” a lustri di vita “contro natura“.

Purtroppo più si è chiari e più si ha il rischio di “ustionarsi“. Più si è scuri e più sarà un problema trovare il tempo per creare il callo solare.

RIFERIMENTI:

  1. https://www.researchgate.net/profile/Ole_Torrissen/publication/230013779_Requirements_for_carotenoids_in_fish_diets/links/5422a41c0cf26120b7a26317/Requirements-for-carotenoids-in-fish-diets.pdf
  2. Olivarius F. de Fine, H.C. Wulf, P. Therkildsen, et al.Urocanic acid isomers: relation to body site, pigmentation, stratum corneum thickness and photosensitivity Arch Dermatol Res, 289 (1997), pp. 501-505
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2721001/

 

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