I cereali integrali – quando un senso comune antiquato incontra il metodo scientifico…

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

12 Settembre 2016

Adattamento: Angelo

integrali

Lo scorso giugno è stato pubblicata sul prestigioso bmj una metanalisi che ha avuto molto seguito sui media. Questo lavoro asseriva nelle conclusioni che:

 un aumentato consumo di cereali integrali si associa ad un ridotto rischio di malattia coronarica; malattie cardiovascolari e cancro; ridotta mortalità per tutte le cause; malattie respiratorie; malattie infettive; diabete, e tutte le cause non cardiovascolari. Questi risultati supportano linee guida dietetiche che raccomandano una maggiore assunzione di cereali integrali per ridurre il rischio di malattie croniche e la mortalità prematura. (1)

La metanalisi ha avuto 2 lettere di risposta e critica che sono state pubblicate entrambe sullo stesso Journal.
Ecco la prima (2) del prof. David Colquhoun

Gli autori stessi dicono
“Le persone con un elevato apporto di cereali integrali possono avere diversi stili di vita; diete o status socio-economico rispetto a coloro che hanno un basso apporto dello stesso alimento. Per questo i fattori confondenti da
altri fattori di stile di vita è una potenziale fonte di bias”. (bias=errore)

IL NUOVO VIVERE SECONDO NATURA è il libro più completo al mondo su diete e stili di vita ancestrali:

La confusione è molto evidente. Stando così le cose, non riesco a vedere lo scopo e il perchè si pubblichino studi come questo. Infatti questi si limitano a aumentare la confusione il che in definitiva scredita la scienza.

Potrebbe essere utile leggere anche (3) John Ioannidis (BMJ 2013; 347: f6698 doi: 10.1136 / bmj.f6698), su risultati non plausibili in Human Nutrition Research che dice:
Quasi ogni singola sostanza nutritiva che si possa immaginare è stata studiata ed è stata associata con quasi qualsiasi risultato
Il sottotitolo del suo lavoro è
Le soluzioni definitive non verranno da un altro milione di lavori osservazionali o piccoli studi randomizzati “.
Stando così le cose vale davvero la pena di pubblicare l’ennesima analisi di dati osservazionali?

Il prof. Colquhoun dichiara di non avere conflitti d’interesse.

STILL LIFE, FOTO SIMBOLICA, FARMACI CON SOLDI BANCONOTE EURO (Alberto Cattaneo / Fotogramma, MILANO - 2012-08-23) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Successivamente il dr. George D Henderson ha aggiunto (4):

La meta-analisi di Aune et al tenta di mettere un valore su un antiquato senso comune, ma rischia di esagerare il suo valore paragonandolo ad una singola classe di cibo raffinato.
(ndr. in pratica gli autori sono condizionati nelle loro analisi dal senso comune che i cereali integrali siano benefici)
….
Le persone che pagano denaro extra per acquistare cereali integrali (ndr. che in teoria dovrebbero costare addirittura meno e quindi è solo un’operazione di marketing) e perdono più tempo per prepararli, sono, nel complesso, una razza a parte. (In effetti, uno dei vantaggi di cereali raffinati, è un tempo più breve di cottura, e quindi una minore spesa energetica,  forse un vantaggio fondamentale nella nazioni altamente popolate). Le persone che hanno scelto i cereali integrali possono avere più soldi e tempo libero, o essere meglio istruiti o più interessati alla salute o, in alcune culture, essere più in contatto con la famiglia e le tradizioni.

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Inoltre le persone che fanno uso di cereali integrali normalmente sono contrari al consumo di cereali altamente raffinati e altri alimenti trasformati. Pertanto sono meno esposti ai carboidrati ad alto indice glicemico, vitamine supplementari e minerali aggiunti alle farine raffinate (tra cui il ferro), e agenti sbiancanti, e sono forse meno esposti alla ridda sconcertante di additivi alimentari che sembra necessaria per la produzione del pane moderno.

Questi è improbabile che mangino junk food.

Tutti questi fattori predicono buona salute nelle persone che mangiano cereali integrali, senza però avere la pretesa che siano proprio i fattori nutrizionali e non nutritivi specifici presenti nei cereali integrali a fornire il beneficio. Addirittura è probabile che molte di queste persone nel tempo e prima della fine dello studio abbiano addirittura rinunciato del tutto a mangiare cereali contenenti glutine per seguire mode alimentari come quella dell’eliminazione del glutine…

Segue nelle lettera una noiosa ma interessante analisi di alcuni RCT compresi nella metanalisi criticata e di come, questi, siano stati malinterpretati dagli autori. Se volete approfondire c’è il link a tergo.

Il valore di tali informazioni da RCT è che si sottolinea l’estrema difficoltà di tradurre i risultati di osservazione, quali quelli di Aune et al in interventi benefici o consigli dietetici.

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E ‘del tutto plausibile – anzi, è antiquato senso comune – che mangiare cereali integrali al posto di cereali raffinati possa essere un’abitudine salutare. I medici del passato, come TL Cleave e Sir Robert McCarrison non erano probabilmente illusi quando hanno insistito su questo. Tuttavia, entrambi videro il consumo di cibo integrale come benefico nel contesto di una dieta relativamente ricca di cibi grassi di origine animale (tra cui latticini, uova e carni di organi), frutta e verdura, e basso contenuto di zuccheri e cibi altamente trasformati. Non hanno mai detto che il consumo di cereali dovesse essere aumentato a scapito di alimenti di origine animale, come poi è stato nel tardo 20 ° secolo.

È da notare che l’associazione tra assunzione di cibi integrali e mortalità per diabete in Aune et al è una curva a forma di U con la mortalità più bassa a una quantità che fornisca 35-45g carboidrati/giorno (ndr. roba da ridere), a seconda del tipo di grano, il che non è biologicamente un’associazione plausibile. Una diagnosi di diabete pre-esistente è di solito criterio di esclusione in studi di dieta del tipo analizzato in Aune et al.

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Anche le altre curve che associano il consumo di cereali integrali alle varie patologie sono del tutto simili.

Le popolazioni che avevano il consumo di cereali pari a zero prima dell’arrivo dei colonizzatori non hanno alti tassi di diabete, cancro o malattie cardiovascolari, ma soffrono di tassi molto elevati di queste malattie oggi in seguito all’introduzione di cereali raffinati, zuccheri e oli. Quindi, se ci fossero, infatti, indispensabili nutrienti protettivi o di altri fattori nei cereali integrali, questi devono essere stati disponibili anche negli altri alimenti che compongono le diete naturali e minimamente trasformate, ed hanno le stesse probabilità di continuare ad essere disponibili in questi alimenti anche oggi.

Parla forse della dieta paleo? Mi sembra proprio di si!

Commento estrapolato da Facebook del prof. Pedro Carrera Bastos tradotto dal portoghese che non conosco, perdonate eventuali errori.

2 RECENTI META-analisi pubblicate sul British Medical Journal e nel ajcn concludono che i cereali integrali riducono il rischio di malattia cardiovascolare, ma quello che queste veramente concludono è che chi mangia più cereali integrali ha minor rischio di malattia cardiovascolare e questo fa tutta la differenza Perché chi mangia più cereali integrali ha comportamenti diversi e non mi dite che si riesce ad isolare una unica variabile a partire dai questionari di frequenza alimentare negli studi osservazionali. Per qualche motivo non è Associazione Causale, anche se stiamo parlando di una meta-analisi con criteri di revisione sistematica.
E per capire più una difficoltà degli studi osservazionali con cereali, è importante avere nozione che in un mondo in cui tutti mangiano cereali, come si fa a sapere se questi sono effettivamente necessari e se, di fatto, riducono il rischio di patologia x o y?

Per questo, abbiamo bisogno di confrontare chi mangia cereali con chi non mangia cereali.

In questo senso, si ricorda che cosa sia altrettanto importante nella maggior parte degli studi su cereali integrali (anche quelli che sono di intervento) che mettere a paragone un cereale integrale con cereali raffinati è lo stesso che paragonare un mezzo pelato con un pelato e concludere che il mezzo pelato ha tanti capelli!

Se vogliamo fare un confronto corretto dovremmo confrontare cereale integrale con una fonte di cho che non sia un cereale (p.e. tubero o frutta).

Infine, se davvero vogliamo rispondere alla domanda: ” i cereali integrali riducono il rischio di malattia cardiovascolare (cvd) o di diabete di tipo ii?”) Abbiamo bisogno di portare a termine gli studi di intervento (e non di osservazione) con “Hard end points”, Cioè, di valutare l’incidenza di eventi cardiovascolari/diabete tipo II o la mortalità e non semplici biomarcatori indiretti (come la sensibilità all’insulina o LDL-c o proteina c reattiva).
In questo senso, l’unico studio di intervento di medio termine, controllato e con “Hard end points” che conosco è il Dart Study, in cui l’aumento dell’apporto di fibra da 9 a 17 g a partire da cereali integrali in pazienti che avevano già avuto un infarto del miocardio non ha ridotto il rischio di mortalità cardiovascolare (in realtà ha avuto “tendenza” ad incrementarlo, ma non era statisticamente significativa, ma se guardiamo il grafico vediamo che l’effetto è coerente e che aumenta con il tempo, da cui il sospetto realistico che l’effetto sarebbe diventato statisticamente significativo se lo studio fosse continuato).

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In conclusione:

  • rimango scettico in merito alla necessità di mangiare cereali. Ancora di più rispetto al loro potenziale effetto protettivo. Ci sono diverse popolazioni tradizionali che hanno un basso consumo di cereali ed hanno ottima salute metabolica e (apparentemente) cardiovascolare.
  • per rispondere alla domanda ” i cereali integrali riducono il rischio di malattia cardiovascolare?” Abbiamo bisogno di portare a termine gli studi di intervento che valutino l’incidenza di eventi cardiovascolari o la mortalità e che consideriamo cereali integrali con tuberi e/o frutta. Bisogna utilizzare campioni di persone sane (prevenzione primaria) e di pazienti con cvd (prevenzione secondaria). Problema: il finanziamento e l’adesione a una dieta per abbastanza tempo. Il mio gruppo sta cercando un finanziamento (e saranno necessari tanti soldi) per poter eseguire uno studio di intervento di lungo termine e confrontare diverse diete (una di queste senza cereali) nella prevenzione cardiovascolare secondaria.
  • abbiamo bisogno di più curiosità e di ulteriori studi di qualità in cui i ricercatori lascino da una parte i propri dogmi e vincoli (in nutrizione ce ne sono troppi).

Riferimenti:

(1) BMJ 2016; 353 doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.i2716 Cite this as: BMJ 2016;353:i2716
Whole grain consumption and risk of cardiovascular disease, cancer, and all cause and cause specific mortality: systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies
Autori Vari.
Link: full text

(2) Lettera di David Colquhoun Research professor UCL qui

(3) BMJ 2013; 347 doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.f6698 (Published 14 November 2013) Cite this as: BMJ 2013;347:f6698
Implausible results in human nutrition research
John P A Ioannidis, professor of medicine, health research and policy, and statistics
Link: qui

(4) Lettera di George D Henderson Research Associate Human Potential Centre, Auckland University of Technology qui

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