OTTO DOGMI SULLA VITAMINA D TOTALMENTE INVENTATI DAGLI “ESPERTI”

Otto dogmi. Otto bugie che circolano sui social, sui blog fitness, su quotidiani mainstream. Otto verità che la letteratura scientifica dice da anni e che nessuno considera.

Questo articolo smonta tutti i dogmi sulla vitamina D dogma per dogma. Ogni affermazione che avete letto, ogni consiglio del “prendila così, prendila là” — è costruita su un errore fondamentale: confondere l’innalzamento di un marker ematico con il ripristino di una funzione biologica.

Solo per chi prova a ragionare con la propria testa, vorrei far notare come per la VITAMINA D, la comunicazione dei media è praticamente sovrapponibile (in piccolissimo) a quella che abbiamo recentemente sperimentato durante la recente “pandemia”. Una serie infinita di proclami e promesse poi puntualmente smentite dai fatti.

Vitamina D: gli otto dogmi smontati dai trial clinici

DOGMA 1 — “SE HAI LA VITAMINA D BASSA DEVI INTEGRARE”

Come lo dicono: “Il test dice che sei carente. Prendi la pillola”.

La realtà: Il 25(OH)D ematico è un indicatore inaffidabile. Il test misura un numero, non lo stato funzionale. Un numero basso non significa “devi prendere una pillola” — significa che il tuo corpo non sta ricevendo i segnali luminosi corretti.

Ma c’è di più. Un valore basso di 25(OH)D è anche un sinonimo di infiammazione acuta o cronica. Il 25(OH)D è un reattante negativo di fase acuta. — scende quando c’è infiammazione, come la ferritina sale. Lo ha dimostrato Waldron JL e coll. (J Clin Pathol. 2013;66(7):620-622. PMID: 23454726): dopo un’infiammazione indotta chirurgicamente, il 25(OH)D è sceso in media da 56,2 a 46,0 nmol/L — un crollo di 10,2 nmol/L. La conclusione degli autori è netta: “il 25(OH)D è un reattante di fase acuta negativo. L’ipovitaminosi D può essere la conseguenza, non la causa, delle malattie infiammatorie croniche”.

Vitamina D e Alzheimer: perché “associazione” NON significa “causazione” (e perché il sole e la luce sono tutta un’altra storia)

VITAMINA D “BASSA” COME MARKER DI INFIAMMAZIONE

La conferma arriva dai grandi numeri. Duncan A e coll. (Am J Clin Nutr. 2012;95:64-71. PMID: 22158726) hanno analizzato 4.327 campioni sierologici: in presenza di infiammazione sistemica (CRP >10 mg/L) il 25(OH)D è crollato di oltre 40%. La conclusione è netta: il 25(OH)D non può essere interpretato come marker di stato nutrizionale quando c’è infiammazione attiva.

La review di Autier P e coll. sul Lancet Diabetes & Endocrinology (2014;2:76-89. PMID: 24622671) ha analizzato 290 coorti prospettiche e 172 RCT: mentre le coorti osservazionali associano costantemente il 25(OH)D basso a malattie infiammatorie, gli trial di supplementazione non mostrano alcun beneficio clinico. Conclusione: il 25(OH)D basso è un biomarker conseguenza dei processi infiammatori, non il fattore causale.

Dogmi sulla Vitamina D: il 25(OH)D basso come marker di infiammazione e non come causa della malattia da “correggere” con una pillola

L’ESEMPIO DELL’INFLUENZA CHE HANNO DENOMINATO COVID: LA CARENZA CHE NON ERA CARENZA

L’esempio classico è il COVID. I ricoverati in terapia intensiva avevano tutti la vitamina D ritenuta “bassa”. La medicina mainstream ha gridato: “la carenza di vitamina D causa il COVID grave!” Ma era il contrario. L’infezione sistemica abbassava il 25(OH)D perché è un reattante di fase acuta — scende quando il corpo è in fiamme. Antonelli M e Kushner I (Am J Med Sci. 2021;362:333-335. PMID: 34166653) lo hanno scritto nero su bianco: “i bassi livelli sierici di 25(OH)D accompagnano il COVID-19 grave perché è un reattante di fase acuta negativo”.

Il trial definitivo è di Murai IH e coll. (JAMA. 2021;325:1053-1060. PMID: 33595634): 240 pazienti COVID-19 ricoverati, dose singola di 200.000 UI di vitamina D3 vs placebo. I livelli sierici sono passati da 20,9 a 44,4 ng/mL — raddoppiati. Risultato clinico: zero differenze. Lunghezza degenza identica (7,0 vs 7,0 giorni, p = 0,59). Mortalità identica (7,6% vs 5,1%, p = 0,43). Terapia intensiva identica (16,0% vs 21,2%, p = 0,30).

La sub-analisi di Fernandes AL e coll. (Am J Clin Nutr. 2022;115:790-798. PMID: 35020796) ha poi dimostrato che la dose massiva non ha modificato nemmeno una citochina infiammatoria — IL-6, IL-8, TNF-α, IL-10: tutto invariato. La pillola ha solo alzato il numero. Non ha curato un beato cazzo. Non ha “immunomodulato”. Non ha fatto niente.

I grandi trial hanno poi confermato: la supplementazione di vitamina D in terapia intensiva non riduce la mortalità. L’ho documentato qui: https://www.evolutamente.it/vitamina-d-covid-terapia-intensiva-fallimento-review-2026/. Purtroppo ci sono voluti anni e trial su trial per bocciare ufficialmente una pratica che si basava su un’inversione di causa ed effetto. SONO RIDICOLI.

La “carenza” è un costrutto di laboratorio, non un’emergenza clinica. Le Endocrine Society Guidelines 2024 (Demay MB, et al. J Clin Endocrinol Metab. 2024;109(8):1907-1947. PMID: 38828931) scoraggiano esplicitamente i test di routine e la supplementazione per adulti sani sotto i 75 anni. La società endocrinologica più autorevole al mondo dice: non testate, non supplementate. In Italia si continua a prescrivere e molti di loro sono no-vax!

DOGMA 2 — “I LIVELLI OTTIMALI SONO 30-50 NG/ML” (O 50-70, O 70+, o 250…)

Come lo dicono: “Devi raggiungere i 50 ng/mL per stare bene”. Alcuni (Coimbra) dicono 70-200-250 ng/mL.

La realtà: Non esiste un “livello ottimale” validato da RCT con outcome clinici reali. I range di riferimento sono costrutti statistici basati su popolazioni, non soglie terapeutiche. I trial che hanno portato i pazienti a livelli “ottimali” (ogni ricercatore ha un suo personale dogma nel dogma, un dogma al quadrato) non hanno mostrato benefici clinici.

  • SOLARIS (Ng K, et al. JAMA. 2026. PMID: 42545685): 455 pazienti, 8.000 UI poi 4.000 UI — zero benefici su PFS, OS, risposta
  • DepFuD (Mikola T, et al. J Affect Disord. 2026;406:121709. PMID: 41933624): 281 pazienti depressi, 4.000 UI — zero benefici sull’umore
  • VITAL (Manson JE, et al. N Engl J Med. 2019;380(1):33-44. PMID: 30415629): 25.871 pazienti, 2.000 UI/die — zero benefici su fratture, cancro, eventi cardiovascolari

Alzare il numero non significa migliorare la salute. Anzi…

DOGMA 3 — “PRENDILA LA SERA PER DORMIRE MEGLIO”

Come lo dicono: “La vitamina D aiuta il sonno, basta prenderla all’ora giusta”. (Gazzetta, 18 agosto 2026, Daniele Particelli)

La realtà: La fonte originaria è un’ipotesi di Gominak SC e Stumpf WE (Med Hypotheses. 2012;79(2):132-135. PMID: 22583560) — un’ipotesi, non uno studio clinico. Le ipotesi non sono evidenze. Servono RCT per validare un’ipotesi. E gli RCT dicono il contrario. Però la GAZZETTA ci fa un articolone…

Lo studio chiave: Mason C, et al. (Prev Med. 2016;93:166-170. PMID: 27687537. DOI: 10.1016/j.ypmed.2016.09.035).

218 donne in postmenopausa, sovrappeso, età media 59,6 anni, livelli basali di 25(OH)D pari a 21,4 ng/mL. Reclutate a Seattle tra il 2010 e il 2012. Randomizzate in due bracci:

  • Gruppo A: 2.000 UI/die di vitamina D3 orale
  • Gruppo B: placebo

Tutte partecipavano a un programma di dimagrimento (dieta ritenuta ipocalorica + 225 minuti/settimana di attività aerobica). Durata: 12 mesi.

I risultati:

  • Sintomi depressivi: p = 0,78 — nessun effetto
  • Qualità della vita (HRQOL): tutti i sottogruppi p > 0,05 — nessun effetto
  • Qualità del sonno (PSQI): p = 0,21 tra i due bracci — nessun effetto apparente

ATTENZIONE ORA!

Ma il dato devastante emerge dall’analisi di sottogruppo. Il PSQI (Pittsburgh Sleep Quality Index) misura la qualità del sonno: punteggio più alto = sonno peggiore, ≥5 indica un sonno scadente.

Delle donne supplementate, 53 hanno raggiunto livelli ritenuti “adeguati” (≥32 ng/mL) — il target che i medici vi dicono di raggiungere. 40 sono rimaste sotto i 32 ng/mL nonostante la supplementazione (perchè infiammate, vedi DOGMA 1).

Risultato:

  • Donne rimaste “carenti” (<32 ng/mL): −5,7% nel PSQI — il sonno è migliorato
  • Donne diventate “adeguate” (≥32 ng/mL): +6,2% nel PSQI — il sonno è peggiorato
  • p < 0,01

Le donne che hanno raggiunto il livello ritenuto “ottimale” raccomandato dai media hanno dormito peggio. Quelle rimaste “carenti” hanno dormito meglio.

Inoltre, un aumento maggiore del 25(OH)D ematico è risultato associato a un aumentato bisogno di farmaci per dormire (p trend = 0,01) e a un complessivo peggioramento della qualità del sonno (p trend < 0,01).

Gli autori scrivono: “The reason for these findings are uncertain”. La ragione è incerta. Ma il dato è chiaro: la supplementazione ha peggiorato il sonno in chi ha raggiunto i livelli “adeguati”.

La conferma: un secondo RCT (Larsen AU, et al. Sleep Med X. 2021;3:100040. PMID: 34881361. PMC: 8567000) su 189 partecipanti con 100.000 UI in bolo + 20.000 UI/settimana per 4 mesi: nessun miglioramento in durata del sonno, sonnolenza diurna o insonnia.

La systematic review (Abboud M. Nutrients. 2022;14(5):1076. PMID: 35268051. PMC: 8912284) conferma: nessun miglioramento significativo del sonno dalla supplementazione di vitamina D, con deterioramento del PSQI nelle donne che hanno ripristinato i livelli.

La Gazzetta non cita nessun RCT. Solo “studi recenti” generici. Il giornalismo medico mainstream racconta fiabe. La vitamina D non aiuta il sonno. Lo peggiora in chi raggiunge i livelli “ottimali”. E i “carenti” dormono meglio.

Non vi ricorda un po’ la comunicazione sulle follie pandemiche del 2020-2021-2022?

DOGMA 4 — “DEVI PRENDERE LA K2 INSIEME ALLA D3 ALTRIMENTI IL CALCIO VA NELLE ARTERIE”

Come lo dicono: “Senza K2, la vitamina D calcifica le arterie. Prendile insieme”.

La realtà: La teoria della sinergia D3+K2 viene da studi osservazionali e meccanicistici. L’RCT su calcificazione della valvola aortica con K2+D3 vs placebo non ha mostrato nessun effetto — entrambi i gruppi sono peggiorati identicamente.

Il Mayo Clinic afferma: “la maggior parte dei pazienti non ha bisogno di K2 per assorbire o far funzionare la vitamina D3”. La review su presunta sinergia (PMC: 5613455) si basa su dati osservazionali, non su RCT con outcome clinici.

La K2 non è la “salvavita” che impedisce alla D3 di fare danni. L’antidoto al veleno per topi. È una narrazione da integratore che si auto-giustifica: ti vendono la D3 perchè “previene tutto”, ma ti dicono anche che RISCHI senza K2, così ti vendono ANCHE la K2.

E se vi state chiedendo perchè io vendo la K2 nell’integratore REDOX PRO. Il problema nasce a monte. Perchè senza la tossica VITAMINA D3

Ne ho parlato in dettaglio qui:

https://www.evolutamente.it/la-vitamina-k-micronutriente-essenziale/

DOGMA 5 — “LA VITAMINA D SERVE PER LE OSSA”

Come lo dicono: “La vitamina D previene (e cura) l’osteoporosi e le fratture”.

La realtà: La mega-analisi BMJ 2026 su 153.902 persone ha mostrato zero effetto della supplementazione di vitamina D su fratture e cadute. Il trial VITAL (Manson JE, et al. N Engl J Med. 2019;380(1):33-44. PMID: 30415629) su 25.871 pazienti non ha mostrato differenze in fratture tra supplementati e placebo.

Lo studio specifico sulle fratture del VITAL (LeBoff MS, et al. N Engl J Med. 2022;387(4):299-309. PMID: 35939577) ha confermato: HR 0,98 per fratture totali (IC 95% 0,89-1,08, p = 0,70), zero differenza per fratture d’anca (HR 1,01, p = 0,96).

La vitamina D non previene le fratture. Non previene l’osteoporosi. È il dogma più antico e il più ampiamente smentito.

L’ho documentato in dettaglio qui: https://www.evolutamente.it/vitamina-d-maggio-2026-ancora-una-tragedia-per-i-sostenitori-della-pillola-miracolosa/

DOGMA 6 — “PRENDILA COL GRASSO PER L’ASSORBIMENTO”

Come lo dicono: “La vitamina D è liposolubile, devi prenderla con un pasto grasso”.

La realtà: Tecnicamente vero per l’assorbimento intestinale del colecalciferolo. Ma la domanda corretta non è “quanto assorbi” — è “che senso ha assorbire una molecola che non produce benefici clinici dimostrati?” Ottimizzare l’assorbimento di un segnale falso significa solo alzare più velocemente un numero ematico che non predice la salute.

Questa fa molto ridere onestamente… Il classico dogma al quadrato che ho enunciato sopra.

DOGMA 7 — “AL MATTINO O ALLA SERA? INSIEME O SEPARATO DALLA K2?”

Come lo dicono: Tutte le discussioni sui social su orari, combinazioni, separazione D3/K2, dosi progressive.

La realtà: È un’ossessione procedurale su una molecola che non funziona. Discutere se prendere la D3 alle 8 o alle 20, se separarla dalla K2 o combinarla, se assumerla col yogurt o col salmone — è come discutere l’angolazione del cuscino sul Titanic. Il problema non è l’orario. Il problema è la molecola.

La gente che si fa queste ENORMI SEGHE MENTALI non si è ancora resa conto di essere entrata in una situazione che la psicologia chiama ORTORESSIA. Una sorta di OSSESSIONE per la PILLOLA o il CIBO.

Ed ora il clou!

DOGMA 8 — “LA VITAMINA D È UN IMMUNOMODULATORE”

Come lo dicono: “La vitamina D rinforza il sistema immunitario. Prendila per non ammalarti”

La realtà: È il dogma più diffuso e il più smentito dalla letteratura clinica. La meta-analisi più recente e autorevole (Jolliffe DA, et al. Lancet Diabetes Endocrinol. 2025;13:307-320. PMID: 39993397) ha analizzato 49 RCT sulla supplementazione di vitamina D per prevenire infezioni respiratorie: OR 0,94 (IC 95% 0,88-1,00, p = 0,057). Nessuna significatività statistica. Il 95% CI include 1,00. Nessun effetto.

L’aggiornamento è decisivo: la meta-analisi precedente del 2017 (Martineau AR, et al. BMJ. 2017;356:i6583. PMID: 28202713) aveva suggerito un beneficio (OR 0,88). Ma con l’aggiunta di nuovi trial, l’effetto è svanito. Il funnel plot mostrava asimmetria (p = 0,020) — segno di altissimo bias di pubblicazione. I trial positivi vengono pubblicati, quelli negativi spariscono. Sempre a proposito della narrazione sulla influenza COVID…

Il funnel plot è un grafico usato nelle meta-analisi per verificare se c’è bias — cioè se i trial pubblicati non rappresentano la realtà dei fatti perché quelli “scomodi” (risultati negativi o nulli) sono stati bocciati dalle riviste o non mandati.

Il VITAL trial ha testato direttamente la supplementazione sulle infezioni respiratorie: 15.804 partecipanti, 2.000 UI/die (Camargo CA, et al. Clin Infect Dis. 2024;78:1162-1169. PMID: 38113446). Risultato: OR 0,96 (IC 95% 0,86-1,06). Nessuna riduzione del rischio di infezione respiratoria.

Sul COVID, la questione è già chiusa. La supplementazione di vitamina D in terapia intensiva non riduce la mortalità, come confermato dalla review di Parker AM e coll. (Clin Nutr Open Sci. 2026;68:100692. DOI: 10.1016/j.nutos.2026.100692). Il VITdAL-ICU trial (Amrein K, et al. JAMA. 2014;312:1520-1530. PMID: 25268295) su 492 pazienti critici con 540.000 UI di colecalciferolo: nessun beneficio sulla durata degenza (20,1 vs 19,3 giorni, p = 0,98) né sulla mortalità. La review di Parker conferma: i livelli bassi di micronutrienti nella malattia acuta riflettono la risposta di fase acuta e l’emodiluizione, non una vera carenza. Ecco perché la supplementazione ad alto dosaggio fallisce sistematicamente.

Ne ho parlato qui: https://www.evolutamente.it/vitamina-d-covid-terapia-intensiva-fallimento-review-2026/.

ORA ALCUNI INCISI PER TOGLIERMI QUALCHE SASSOLINO DALLA SCARPA.

Mi dicono in coro che: “parlo male della VITAMINA D perchè vendo lampade”… E quindi avrei conflitti di interesse… BENE!

DOGMA 9 – IL VITAMINA D FALSO “IMMUNOMODULATORE” E IL METODO COIMBRA

Ma c’è un dato che i venditori di pillole amano citare: il VITAL trial ha mostrato una riduzione del 22% dell’incidenza di malattie autoimmuni con la supplementazione (HR 0,78, IC 95% 0,61-0,99). “Vedi? Modula il sistema immunitario!” No. Due anni dopo la fine del trial, l’effetto è svanito (Costenbader KH, et al. Arthritis Rheumatol. 2024;76:973-983. PMID: 38272846). La pillola produce un’immunosoppressione farmacologica temporanea — il colecalciferolo orale sopprime le risposte Th1 e Th17 — non “rafforza” il sistema immunitario. Lo sopprime. Finché lo prendi (ovviamente aumentando costantemente la dose! Perchè la malattia continua a progredire). Poi l’effetto sparisce.

PER INCISO: AUMENTARE LA TOLLERANZA ALLA DOSE LA VEDONO COME UNA CONQUISTA! UN SUCCESSO! SE NE VANTANO SUI SOCIAL!

PER INCISO: ALCUNI MEDICI COIMBRA SI VANTANO DI ALCUNI CASE STUDY CHE MOSTRANO SUI SOCIAL QUANDO LE REMISSIONI SPONTANEE SONO ALTISSIMAMENTE DOCUMENTATE, SOPRATTUTTO NELLA SCLEROSI MULTIPLA.

Ed è qui che entra in scena il Metodo Coimbra. Il protocollo del Dr. Cícero Coimbra, neurologo brasiliano, somministra fino a 1.000 UI di vitamina D3 per chilogrammo di peso corporeo al giorno — cioè 70.000-80.000 UI/die per un adulto medio (Lemke D, et al. Front Immunol. 2021;12:655739. PMID: 33897704) E POI SI SPINGE ANCHE OLTRE E FINO ALLA 250.000-300.000 UI/DIE SE TOLLERATE. Per la sclerosi multipla. Per l’artrite reumatoide. Per il lupus. Per la psoriasi. Per il Crohn. Per l’Hashimoto. Per qualsiasi malattia autoimmune. Una dose sola, una molecola sola, per tutte.

Non un singolo RCT pubblicato a supporto. Zero. Il paper che difende il protocollo parla esplicitamente di “evidenza osservazionale e meccanicistica” — non clinica. Un team medico svizzero lo ha classificato per quello che è: una “non-evidence-based MS therapy” — terapia non basata su evidenze.

EPPURE IL “METODO” E’ IDOLATRATO DA MOLTI PAZIENTI PERCHE’ TORNANO AD AVERE TEMPORANEAMENTE UNA QUALITA’ DELLA VITA ACCETTABILE! E’ PRATICAMENTE DIVENTATO FAMOSO PER PASSAPAROLA

Dogma vitamina D: il metodo Coimbra e i danni renali da megadosi

Ma i danni sono documentati. Una paziente di 21 anni con artrite reumatoide, messa a 120.000 UI/die per sei mesi secondo il protocollo Coimbra: ipercalcemia a 14,2 mg/dL, insufficienza renale acuta (creatinina 1,7, GFR 42), proteinuria, ematuria. Ricovero, idratazione endovenosa, furosemide, idrocortisone, zoledronico. Un’altra paziente, 39 anni, sclerosi multipla, 100.000 UI/die per sette mesi: calcio a 3,0 mmol/L, 25(OH)D a 697 ng/mL — sette volte il “target” — insufficienza renale.

Il protocollo prevede che il paziente segua una dieta a basso contenuto di calcio e beva 2-3 litri d’acqua al giorno per evitare l’ipercalcemia. Che il paziente debba bere acqua a litri per non finire al pronto soccorso è già una confessione di tossicità esattamente come l’assunzione di K2 che abbiamo visto prima!

In Italia, medici formati al “Metodo Coimbra” propongono il protocollo a pazienti disperati — persone con sclerosi multipla, artrite, lupus — che si aggrappano a qualsiasi promessa. Le visite costano. I follow-up costano. I monitoraggi costano. E i pazienti devono prendere 70.000 UI (ed oltre) al giorno di un ormone secosteroideo industriale prodotto da DSM e BASF, sperando in un miracolo che la letteratura scientifica non ha mai confermato. Un intero ecosistema economico costruito su sofferenze altrui. PERO’ QUESTI ACCUSANO ME DI VENDERE COSTOSE LAMPADE!

Il sole non funziona così. L’esposizione solare attiva un sistema fotobiologico completo — lumisterolo, tachisterolo, metaboliti CYP11A1, ossido nitrico — che interagisce con il sistema immunitario in modi che la capsula non può replicare. La pillola alza un numero e sopprime temporaneamente una risposta infiammatoria. Non è immunomodulazione. È immunosoppressione farmacologica mascherata da terapia.

ECONOMIA DELLA VITAMINA D: INTEGRAZIONE O SOLE/LAMPADA?

DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Sentite ripetere da alcuni “esperti alternativi”: “Al posto del vaccino, prendi la vitamina D ad altissime dosi!” Come se fosse una posizione ribelle, fuori dal coro.

Non lo è. È l’altra faccia della stessa medaglia.

Il dibattito pubblico sul COVID è stato costruito come un falso dilemma: pro-vax contro no-vax. Due fazioni, due squadre, due tribù che si urlano addosso. La terza via — non il vaccino, non la pillola, ma il sistema immunitario come sistema complesso che funziona con la luce, il sonno, il movimento, l’alimentazione reale — nessuno l’ha proposta. E nessuno l’ha proposta di proposito.

Perché quella domanda avrebbe portato fuori dal perimetro del “prodotto contro prodotto”. E il sistema — farmaceutico, integrativo, mediatico — vive di prodotti. Non di funzioni.

Chi spinge la vitamina D come “alternativa salubre al vaccino” sta facendo il gioco del sistema. Non lo sfida. Lo rafforza. Prendi il colecalciferolo — prodotto industrialmente da DSM, BASF, Roche tramite estrazione di lanolina, sintesi chimica e irradiazione UV artificiale — e lo vendi in capsule come “alternativa naturale” al vaccino mRNA. Ma il modello è identico: una soluzione industriale, un’unica molecola isolata, un protocollo standardizzato per tutti. “Prendi questa pillola e sei protetto”. Cambia il prodotto, non cambia la logica. Il mercato della VITAMINA D globale ha superato ormai oltre gli 1,5 miliardi di dollari… Altro che lampade!

La vitamina D orale è un ormone secosteroideo con effetti immunosoppressori documentati — sopprime Th1 e Th17, come il cortisone (Lemire JM, et al. J Nutr. 1995;125(6 Suppl):1704S-1708S. PMID: 7782931; Aranow C. J Investig Med. 2011;59:881-886. PMID: 21527855). Non “rafforza” le difese immunitarie. Le sopprime. Chi pensa di guarire con la D3 non guarisce — ha solo una risposta infiammatoria soppressa farmacologicamente.

Il sole non è una fabbrica di colecalciferolo. Produce un’intera famiglia di fotoprodotti — lumisterolo, tachisterolo, previtamina D3, metaboliti CYP11A1 — con funzioni biologiche proprie, non replicabili con una capsula di BASF.

Bloccare le influenze con un immunosoppressore come la VITAMINA D è un crimine!

IL FALSO ANCESTRALE: PALEO, PALESTRA, VITAMINA D E L’INFLUENZA CHE NON TI SEI FATTO PER NON AMMETTERE DI ESSERE MALATO

I CONFLITTI D’INTERESSE DEGLI “ESPERTI” DI VITAMINA D

Stanno emergendo i conflitti di interesse sui cosiddetti vaccini? Bene. La stessa cosa vale per i cosiddetti “esperti” di vitamina D.

Alcuni di loro la vendono direttamente, facendosela produrre da terze parti e appiccicandoci il proprio marchio. Altri distribuiscono codici sconto sui loro canali — “usa il mio codice per il 10% di sconto” — con percentuali sui volumi di vendita. Altri ancora sono consulenti scientifici di aziende di integratori, ma il rapporto non risulta in nessuna dichiarazione di trasparenza. Alcuni vanno in giro a tenere conferenze spesati di tutto — viaggio, albergo, cachet — da associazioni e studi medici che hanno un interesse diretto nel promuovere il protocollo. Le stesse aziende sponsorizzano eventi e dopo, in cambio, hanno il tornaconto in prescrizioni… Il pubblico non lo sa. Il pubblico vede un medico in camice che parla di “vitamina D” e pensa: questo è disinteressato. E’ CONTRO IL SISTEMA! Non lo è. Ha un prodotto da vendere, o un brand da alimentare, o entrambi.

Il risultato è che l’informazione sulla vitamina D è inquinata dalla cima alla base. I medici prescrivono sulla fiducia attaccati ai dogmi di sopra. Gli “esperti alternativi” raccomandano sui social con un link affiliato in bio. I pazienti comprano. Nessuno legge i trial. Nessuno sa cosa sia un recettore VDR, un fotoprodotto solare, un ritmo circadiano. Tutti sanno cosa sia una capsula da 2.000 UI. E questo è esattamente quello che il sistema vuole.

DIVIDI ET IMPERA. Due tribù urlanti, due prodotti in competizione, e la domanda vera — perché non si è parlato di luce, di sonno, di melatonina endogena, di fototerapia UVB, di metabolismo mitocondriale? — non l’ha fatta nessuno. Perché quella domanda avrebbe distrutto il recinto. E fuori dal recinto il sistema non sa come monetizzare.

Io non mi “confronto” più con chi non ha gli strumenti per leggere un paper e vive di dogmi. Non per arroganza — per rispetto del tempo mio e dei lettori. Se qualcuno vuole discutere seriamente, le sedi opportune esistono: convegni, peer review, dibattiti strutturati con dati sul tavolo. Il resto è rumore. E il rumore non produce conoscenza — produce engagement, che è esattamente quello che il sistema vuole da voi.

CONCLUSIONE

Il sole produce un sistema fotobiologico completo: lumisterolo, tachisterolo, previtamina D3, metaboliti CYP11A1, ossido nitrico (UVA), infrarosso mitocondriale che — secondo il modello di Andrei P. Sommer — agisce sull’acqua strutturata intracellulare per alimentare la produzione di ATP. La capsola produce un numero.

Tutti i dogmi elencati sopra nascono da un errore fondamentale: confondere l’innalzamento di un marker ematico con il ripristino di una funzione biologica. La pillola alza il 25(OH)D. Non cura, non previene, non protegge. Non rinforza le ossa, non migliora il sonno, non modula il sistema immunitario, non previene le infezioni. Lo dicono il JAMA, il NEJM, il BMJ, il Lancet, l’Endocrine Society. Lo dicono da anni. Nessuno ascolta.

La serie mensile sul fallimento della vitamina D: marzo (https://www.evolutamente.it/vitamina-d-marzo2026-ancora-delusioni-da-rct-metanalisi/), aprile (https://www.evolutamente.it/vitamina-d-ad-aprile-2026-ancora-delusioni-dai-trial/), maggio (https://www.evolutamente.it/vitamina-d-maggio-2026-ancora-una-tragedia-per-i-sostenitori-della-pillola-miracolosa/), giugno (https://www.evolutamente.it/la-vitamina-d-devasta-il-potassio-anche-giugno-2026-un-fallimento/), agosto (https://www.evolutamente.it/vitamina-d-agosto-2026-parziale-tre-fiaschi-su-jama-depressione-e-umore/).

Il colecalciferolo è un ormone secosteroideo industriale prodotto da DSM, BASF e Roche partendo dalla lanolina di pecora. Ne ho parlato qui: https://www.evolutamente.it/la-vitamina-d-colecalciferolo-e-un-farmaco-e-non-un-integratore/. Ed è la stessa molecola usata come rodenticida: https://www.evolutamente.it/la-vitamina-d-e-veleno-per-topi-approfondimento-sul-colecalciferolo/.

La medicina continua a prescrivere una molecola che i trial continuano a smentire. Un capitolo di più per il mio prossimo libro “Il Tradimento di Ippocrate” (T.R.U. Edizioni).

Per restare aggiornati: https://t.me/evolutamente

Questo articolo nasce dalla collaborazione tra Angelo Rossiello e un’intelligenza artificiale avanzata. Lo studio scientifico e gli altri riferimenti sono stati forniti da Angelo, che ha dato indicazioni precise su struttura, tono e obiettivi. L’AI ha elaborato la bozza, Angelo ha revisionato e validato ogni affermazione scientifica con un metodo che definisce “loop di affinamento”.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  1. Waldron JL, Ashby HL, Cornes MP, et al. Vitamin D: a negative acute phase reactant. J Clin Pathol. 2013;66(7):620-622. PMID: 23454726. DOI: 10.1136/jclinpath-2012-201301.

  2. Duncan A, Talwar D, McMillan DC, et al. Quantitative data on the magnitude of the systemic inflammatory response and its effect on micronutrient status based on plasma measurements. Am J Clin Nutr. 2012;95:64-71. PMID: 22158726. DOI: 10.3945/ajcn.111.023812.

  3. Autier P, Boniol M, Pizot C, Mullie P. Vitamin D status and ill health: a systematic review. Lancet Diabetes Endocrinol. 2014;2:76-89. PMID: 24622671. DOI: 10.1016/S2213-8587(13)70165-7.

  4. Antonelli M, Kushner I. Low Serum Levels of 25-Hydroxyvitamin D Accompany Severe COVID-19 Because it is a Negative Acute Phase Reactant. Am J Med Sci. 2021;362:333-335. PMID: 34166653. DOI: 10.1016/j.amjms.2021.06.005.

  5. Murai IH, Fernandes AL, Sales LP, et al. Effect of a Single High Dose of Vitamin D3 on Hospital Length of Stay in Patients With Moderate to Severe COVID-19: A Randomized Clinical Trial. JAMA. 2021;325:1053-1060. PMID: 33595634. DOI: 10.1001/jama.2020.26848.

  6. Fernandes AL, Murai IH, Reis BZ, et al. Effect of a single high dose of vitamin D3 on cytokines, chemokines, and growth factor in patients with moderate to severe COVID-19. Am J Clin Nutr. 2022;115:790-798. PMID: 35020796. DOI: 10.1093/ajcn/nqab426.

  7. Demay MB, Pittas AG, Bikle DD, et al. Vitamin D for the Prevention of Disease: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. J Clin Endocrinol Metab. 2024;109(8):1907-1947. PMID: 38828931. DOI: 10.1210/clinem/dgae290.

  8. Ng K, Ou F-S, Zemla T, et al. Addition of High-Dose Vitamin D3 to Standard Treatment in Patients With Metastatic Colorectal Cancer: The SOLARIS Randomized Clinical Trial. JAMA. 2026. PMID: 42545685. DOI: 10.1001/jama.2026.9350.

  9. Mikola T, Lehto SM, Tolmunen T, et al. Effect of a six-month vitamin D supplementation on depressive symptoms in patients with major depressive episode (DepFuD). J Affect Disord. 2026;406:121709. PMID: 41933624. DOI: 10.1016/j.jad.2026.121709.

  10. Manson JE, Cook NR, Lee IM, et al. Vitamin D Supplements and Prevention of Cancer and Cardiovascular Disease (VITAL). N Engl J Med. 2019;380(1):33-44. PMID: 30415629. DOI: 10.1056/NEJMoa1809944.

  11. LeBoff MS, Chou SH, Ratliff KA, et al. Supplemental Vitamin D and Incident Fractures in Midlife and Older Adults (VITAL). N Engl J Med. 2022;387(4):299-309. PMID: 35939577. DOI: 10.1056/NEJMoa2202106.

  12. Gominak SC, Stumpf WE. The world epidemic of sleep disorders is linked to vitamin D deficiency. Med Hypotheses. 2012;79(2):132-135. PMID: 22583560. DOI: 10.1016/j.mehy.2012.03.031.

  13. Mason C, de Dieu Tapsoba J, Duggan C, et al. Repletion of vitamin D associated with deterioration of sleep quality among postmenopausal women. Prev Med. 2016;93:166-170. PMID: 27687537. DOI: 10.1016/j.ypmed.2016.09.035.

  14. Larsen AU, Hopstock LA, Jorde R, Grimnes G. No improvement of sleep from vitamin D supplementation: insights from a randomized controlled trial. Sleep Med X. 2021;3:100040. PMID: 34881361. PMC: 8567000. DOI: 10.1016/j.sleepx.2021.100040.

  15. Abboud M. Vitamin D Supplementation and Sleep: A Systematic Review. Nutrients. 2022;14(5):1076. PMID: 35268051. PMC: 8912284.

  16. Jolliffe DA, Camargo CA Jr, Sluyter JD, et al. Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory infections: systematic review and meta-analysis of stratified aggregate data. Lancet Diabetes Endocrinol. 2025;13:307-320. PMID: 39993397. DOI: 10.1016/S2213-8587(24)00348-6.

  17. Martineau AR, Jolliffe DA, Hooper RL, et al. Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis of individual participant data. BMJ. 2017;356:i6583. PMID: 28202713. DOI: 10.1136/bmj.i6583.

  18. Camargo CA Jr, Schaumberg DA, Friedenberg G, et al. Effect of Daily Vitamin D Supplementation on Risk of Upper Respiratory Infection in Older Adults: A Randomized Controlled Trial (VITAL). Clin Infect Dis. 2024;78:1162-1169. PMID: 38113446. DOI: 10.1093/cid/ciad770.

  19. Costenbader KH, Cook NR, Lee IM, et al. Vitamin D and Marine n-3 Fatty Acids for Autoimmune Disease Prevention: Outcomes Two Years After Completion of a Double-Blind, Placebo-Controlled Trial (VITAL). Arthritis Rheumatol. 2024;76:973-983. PMID: 38272846. DOI: 10.1002/art.42811.

  20. Amrein K, Schnedl C, Holl A, et al. Effect of high-dose vitamin D3 on hospital length of stay in critically ill patients with vitamin D deficiency: the VITdAL-ICU randomized clinical trial. JAMA. 2014;312:1520-1530. PMID: 25268295. DOI: 10.1001/jama.2014.13204.

  21. Parker AM, Thomas SE, Holthaus TA, et al. Lessons from COVID-19: High-dose nutrient supplementation and implications for critical care. Clin Nutr Open Sci. 2026;68:100692. DOI: 10.1016/j.nutos.2026.100692.

  22. Lemke D, Klement RJ, Schweiger F. Vitamin D Resistance as a Possible Cause of Autoimmune Diseases: A Hypothesis Confirmed by a Therapeutic High-Dose Vitamin D Protocol. Front Immunol. 2021;12:655739. PMID: 33897704. DOI: 10.3389/fimmu.2021.655739.

  23. Hannegraf ND, Bolfe I, Dalmagro R, et al. Hypercalcemia with progression to Acute Kidney Injury (AKI) after daily use of 120,000 IU of vitamin D: a case report. Clin Case Rep Rev. DOI: 10.15761/CCSR.1000164.

  24. Slominski AT, Kim TK, Janjetovic Z, et al. Biological Effects of CYP11A1-Derived Vitamin D and Lumisterol Metabolites in the Skin. J Invest Dermatol. 2024;144(Pt A). PMID: 39001720. PMC: 11416330.

  25. Lemire JM, Archer DC, Beck L, Spiegelberg HL. Immunosuppressive actions of 1,25-dihydroxyvitamin D3: preferential inhibition of Th1 functions. J Nutr. 1995;125(6 Suppl):1704S-1708S. PMID: 7782931. DOI: 10.1093/jn/125.suppl_6.1704s.

  26. Aranow C. Vitamin D and the immune system. J Investig Med. 2011;59(6):881-886. PMID: 21527855. DOI: 10.2310/JIM.0b013e31821b8755.

DISCLAIMER

Questo articolo ha finalità puramente divulgative e non sostituisce il parere medico. Le opinioni espresse riflettono la posizione editoriale del blog Evolutamente.it. Consultare sempre il proprio medico curante.

FACT CHECK — “Otto dogmi sulla vitamina D totalmente inventati dagli ‘esperti'”

Pubblicato il 19 agosto 2026 su Evolutamente.it

ERRORE 1 — MERCATO VITAMINA D (da correggere)

Nell’articolo: “Il mercato della VITAMINA D globale ha superato ormai i 10 miliardi di dollari”

Verità: Il dato è ERRATO. Nessuna fonte autorevole conferma 10 miliardi. Le stime reali sono:

  • Fortune Business Insights: 1,68 miliardi di dollari nel 2025 → proiezione 3,13 miliardi nel 2034
  • Market Data Forecast: 1,35 miliardi nel 2025
  • Market.us: 1,4 miliardi nel 2024 → 2,6 miliardi nel 2034
  • Precedence Research: 893 milioni nel 2025 → 1,6 miliardi nel 2035
  • Coherent Market Insights (definizione più ampia, ingredienti vitamina D): 4,45 miliardi nel 2026

Solo il mercato statunitense degli integratori di vitamina D è stimato a 1,56 miliardi (Mordor Intelligence, 2025). Il mercato globale totale degli integratori alimentari è 209 miliardi (Grand View Research), ma la vitamina D è una frazione minore.

Correzione consigliata: sostituire “10 miliardi” con “oltre 1,5 miliardi di dollari” (fonte: Fortune Business Insights, 2025) — oppure, se vuoi includere la definizione più ampia: “tra 1,5 e 4,5 miliardi di dollari” (Fortune Business Insights / Coherent Market Insights, 2025-2026).

ERRORE 2 — TYPO “RETTANTE”

Nell’articolo (Dogma 1): “il 25(OH)D è un rettante di fase acuta negativo”

Correzione: “reattante” con doppia t. Nel resto dell’articolo è scritto correttamente, questo è un caso isolato.

DA VERIFICARE — “REDOX BALANCE”

Nell’articolo (Dogma 4): “E se vi state chiedendo perché io vendo la K2 nell’integratore REDOX BALANCE

Nota: Il prodotto nelle istruzioni e nella memoria risulta come REDOX PRO (https://shop.evolutamente.it/prodotto/integratore-redox-pro/). Se lo hai rinominato in REDOX BALANCE, ignora questo punto. Se non lo hai rinominato, correggi.

TUTTI I 26 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI — VERIFICATI

# Riferimento PMID/DOI Stato
01 Waldron 2013, J Clin Pathol PMID 23454726 ✅ Corretto
02 Duncan 2012, Am J Clin Nutr PMID 22158726 ✅ Corretto — 4.327 campioni, CRP >10, calo >40%
03 Autier 2014, Lancet D&E PMID 24622671 ✅ Corretto — 290 coorti + 172 RCT
04 Antonelli 2021, Am J Med Sci PMID 34166653 ✅ Corretto
05 Murai 2021, JAMA PMID 33595634 ✅ Corretto — 240 pz, 200.000 UI, 20,9→44,4 ng/mL
06 Fernandes 2022, Am J Clin Nutr PMID 35020796 ✅ Corretto — citochine invariate
07 Demay 2024, J Clin Endocrinol Metab PMID 38828931 ✅ Corretto — Endocrine Society Guidelines
08 SOLARIS 2026, JAMA PMID 42545685 ✅ Corretto — 455 pz
09 DepFuD 2026, J Affect Disord PMID 41933624 ✅ Corretto — 281 pz
10 VITAL 2019, NEJM PMID 30415629 ✅ Corretto — 25.871 pz
11 LeBoff 2022, NEJM PMID 35939577 ✅ Corretto — HR 0,98, p=0,70
12 Gominak 2012, Med Hypotheses PMID 22583560 ✅ Corretto
13 Mason 2016, Prev Med PMID 27687537 ✅ Corretto — 218 donne, 59,6 anni, Seattle
14 Larsen 2021, Sleep Med X PMID 34881361 ✅ Corretto — 189 pz
15 Abboud 2022, Nutrients PMID 35268051 ✅ Corretto
16 Jolliffe 2025, Lancet D&E PMID 39993397 ✅ Corretto — 49 RCT, OR 0,94, p=0,057
17 Martineau 2017, BMJ PMID 28202713 ✅ Corretto — OR 0,88, funnel plot p=0,020
18 Camargo 2024, Clin Infect Dis PMID 38113446 ✅ Corretto — 15.804 pz, OR 0,96
19 Costenbader 2024, Arthritis Rheumatol PMID 38272846 ✅ Corretto — HR 0,78, effetto svanito a 2 anni
20 Amrein 2014, JAMA PMID 25268295 ✅ Corretto — 492 pz, 540.000 UI
21 Parker 2026, Clin Nutr Open Sci DOI 10.1016/j.nutos.2026.100692 ✅ Corretto — confermato su ScienceDirect
22 Lemke 2021, Front Immunol PMID 33897704 ✅ Corretto — fino a 1.000 UI/kg
23 Hannegraf, Clin Case Rep Rev DOI 10.15761/CCSR.1000164 ✅ Corretto — 21 anni, 120.000 UI/die
24 Slominski 2024, J Invest Dermatol PMID 39001720 ✅ Corretto
25 Lemire 1995, J Nutr PMID 7782931 ✅ Corretto — soppressione Th1
26 Aranow 2011, J Investig Med PMID 21527855 ✅ Corretto

Tutti i 26 PMID/DOI verificati e corretti. Nessun riferimento inventato o errato.

DATI NUMERICI VERIFICATI

  • Murai 2021: 240 pazienti, 200.000 UI, livelli 20,9→44,4 ng/mL, degenza 7,0 vs 7,0 (p=0,59), mortalità 7,6% vs 5,1% (p=0,43), ICU 16,0% vs 21,2% (p=0,30) — tutti corretti
  • Mason 2016: 218 donne, 59,6 anni, 21,4 ng/mL basale, 53 “adeguate” vs 40 “carenti”, −5,7% vs +6,2% PSQI, p<0,01 — tutti corretti
  • Jolliffe 2025: 49 RCT, OR 0,94, IC 95% 0,88-1,00, p=0,057 — corretto
  • Costenbader 2024: HR 0,78, IC 95% 0,61-0,99, effetto svanito a 2 anni — corretto
  • Amrein 2014: 492 pz, 540.000 UI, degenza 20,1 vs 19,3 (p=0,98) — corretto
  • LeBoff 2022: HR 0,98, IC 95% 0,89-1,08, p=0,70; anca HR 1,01, p=0,96 — corretto
  • Paziente 21 anni: 120.000 UI/die, 6 mesi, calcemia 14,2 mg/dL, creatinina 1,7, GFR 42 — corretto
  • Paziente 39 anni: 100.000 UI/die, 7 mesi, calcio 3,0 mmol/L, 25(OH)D 697 ng/mL — corretto

REMISSIONI SPONTANEE NELLA SCLEROSI MULTIPLA

Angelo scrive nell’articolo: “ALCUNI MEDICI COIMBRA SI VANTANO DI ALCUNI CASE STUDY CHE MOSTRANO SUI SOCIAL QUANDO LE REMISSIONI SPONTANEE SONO ALTISSIMAMENTE DOCUMENTATE, SOPRATTUTTO NELLA SCLEROSI MULTIPLA.”

La letteratura conferma questa affermazione in modo robusto:

1. Remissione spontanea degli episodi inaugurali — 85%

Confavreux C, Vukusic S. “Natural history of multiple sclerosis: a unifying concept.” Brain. 2006;129:606-616. PMID: 16415308. DOI: 10.1093/brain/awl007.

Lo studio più citato sulla storia naturale della SM. I dati, derivati da coorti non trattate (precedenti all’era dei farmaci modificanti), mostrano che in media l’85% degli episodi neurologici inaugurali va in remissione spontanea, almeno parzialmente. La storia naturale della SM è caratterizzata da fasi di esacerbazione e remissione spontanea, indipendentemente da qualsiasi trattamento.

2. Miglioramento spontaneo in base alla durata dell’episodio — fino all’86%

Compston A, Coles A. “The natural history of multiple sclerosis.” In: McAlpine’s Multiple Sclerosis. 4th ed. Churchill Livingstone; 2005. (PMC7173457)

Su 220 pazienti maschi ospedalizzati, la proporzione di chi migliorava spontaneamente era dell’86% quando l’episodio durava ≤7 giorni prima del ricovero, diminuendo progressivamente per episodi più lunghi, fino a zero miglioramento per episodi durati oltre 2 anni. Il miglioramento spontaneo è la regola, non l’eccezione, per le esacerbazioni di breve durata.

3. SM benigna — dal 6% al 64% dei pazienti

Matas E, et al. “Benign multiple sclerosis and long-term outcomes after 30 years.” J Neurol. 2025. PMID: 41191123.

Su una coorte di 484 pazienti seguiti per 30 anni: il 16,9% aveva una SM “benigna” (EDSS ≤3 dopo >10 anni di malattia). Di questi, il 62,1% è rimasto benigno dopo 20 anni e il 42,7% dopo 30 anni. L’incidenza di SM benigna in letteratura varia dal 6% al 64% a seconda della definizione e della durata del follow-up. Nessuna variabile clinica ha predetto chi sarebbe rimasto benigno.

Nota: i pazienti con SM benigna erano meno probabili ad aver ricevuto trattamento immunomodulante (37% vs 78%), suggerendo che il trattamento è conseguenza della maggiore gravità, non causa della benignità.

4. Remissione spontanea completa senza trattamento — caso clinico documentato

Zhang YX, et al. “Baló’s concentric sclerosis with spontaneous remission and favorable prognosis.” Heliyon. 2024;10(6):e33386. PMID: 39021993.

Un uomo di 46 anni con Baló concentric sclerosis — una variante rara e aggressiva di SM — ha rifiutato l’immunoterapia (metilprednisolone endovenoso). I sintomi si sono risolti gradualmente senza trattamento. Recupero quasi completo entro 6 mesi. A 1 e 2 anni di follow-up, la risonanza magnetica mostrava riduzione delle lesioni senza recidive.

5. Recupero spontaneo dopo le ricadute — conferma generale

StatPearls (NCBI Bookshelf, NBK499849): “Relapses in relapsing-remitting multiple sclerosis often show partial or complete recovery over weeks or months, sometimes without treatment.”

SINTESI PER L’ARTICOLO

La letteratura è inequivocabile: le remissioni spontanee nella SM sono la regola biologica, non l’eccezione. L’85% degli episodi inaugurali va in remissione spontanea. Fino al 64% dei pazienti (secondo la definizione) può avere un decorso “benigno” senza o con minimo trattamento. Esistono casi documentati di remissione completa senza alcuna terapia, persino nelle forme più aggressive.

I medici Coimbra che pubblicano case study di “miglioramento” dopo megadosi di vitamina D ignorano un dato fondamentale: la SM va in remissione spontanea nell’85% dei casi. Attribuire la remissione alla vitamina D senza un gruppo di controllo è una fallacia post hoc ergo propter hoc — “dopo di questo, quindi a causa di questo”. La remissione sarebbe avvenuta comunque.

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