CROMOTERAPIA, FOTOTERAPIA E FOTOBIOMODULAZIONE: UN PO’ DI CHIAREZZA

Scritto da Angelo

Categorie: Salute

29 Maggio 2023

Dato il crescente interesse per la medicina della luce, siamo spesso interpellati da clienti o potenziali tali, per informazioni sulla differenza tra le nostre lampade ed altre della concorrenza (o presunta tale, per l’uomo della strada o un inesperto sul tema). Oggi proviamo a fare chiarezza sulle differenza sostanziali ed abissali tra la cromoterapia, la fotobiomodulazione e la fototerapia. Preciso subito che, SOLO queste ultime 2 tecnologie, hanno dietro oltre 100 anni di clinica e migliaia e migliaia di studi scientifici a supporto.

La cromoterapia è un metodo di trattamento che utilizza lo spettro visibile (colori) della radiazione elettromagnetica per trattare diverse problematiche [1].

L’occhio umano è sensibile solamente alla radiazione elettromagnetica a lunghezze d’onda comprese approssimativamente tra 380 e 780 nm. Questo piccolo range è chiamato spettro visibile o luce visibile. La luce visibile può essere suddivisa in numerose frequenze elettromagnetiche, e la frequenza si riferisce a un colore dell’arcobaleno: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola.

L’approccio biofisico/bioenergetico tratta il corpo umano non come un assemblaggio casuale di reazioni chimiche, ma come un sistema totale e completo che opera in armonia con il sistema elettromagnetico/energetico dell’universo.

Il corpo umano è fondamentalmente luce condensata [2]. Tutti i tessuti del corpo esistono come energia e ogni forma ha la sua frequenza o modalità vibrazionale. Ogni organo e centro energetico vibra e si armonizza con le frequenze dei diversi colori. I tassi vibratori inerenti alla tecnica vibrazionale (cromoterapia) sono tali da bilanciare lo schema energetico malato presente nel corpo. Infatti, in ogni organo esiste un livello energetico che lo fa funzionare al meglio. Qualsiasi allontanamento da questo tasso vibratorio si traduce in una patologia, mentre il ripristino dei livelli energetici appropriati negli organi fisici si traduce in uno stato di salute/guarigione.

I colori generano impulsi elettrici e campi elettromagnetici endogeni che attivano i processi biochimici e ormonali per equilibrare l’intero sistema e i suoi organi.

Quindi, la cromoterapia si basa su una stimolazione “sottile” e dipende molto dalla sensibilità dell’operatore nell’utilizzo dei colori “giusti” al momento “giusto” e sulle zone “giuste”.

È ampiamente soggettiva e viene lasciato molto alla sensibilità e arbitrarietà dell’operatore: pertanto, non è possibile tracciare linee guida esaustive e rigorosamente scientifiche.

Insomma, se l’operatore a cui ci si affida non è esperto e sensibile, nella migliore delle ipotesi non ha alcun effetto, ma nella peggiore si rischia addirittura di esacerbare gli squilibri energetici del corpo.

I nostri occhiali, ad esempio, non solo sono stati progettati per dare un profondo effetto biologico sulla modulazione del cortisolo (e quindi sulla melatonina, la molecola più importante del corpo umano) ma hanno anche un effetto che potremmo definire “cromoterapetutico”. La lente gialla simula alba e tramonti, conferendo una piacevole rilassatezza. La luce rossa simula la luce di un fuoco o di una candela, stimolando ulteriormente un piacevole torpore e quindi un giusto sonno. Il blue va a stimolare la veglia al mattino… Ecc…

PERTANTO: DIFFIDIAMO CHI PRODUCE E VENDE TALI PRODOTTI A DEFINIRLI APPARECCHIATURE PER “FOTOTERAPIA” (ANCHE SE SONO CERTIFICATI “MEDICALI”).

Lo fanno per ignoranza o malizia? Non lo sappiamo e neanche ci compete saperlo.

La fotobobiomodulazione, che invece conta ormai migliaia e migliaia di studi scientifici pubblicati sulle più prestigiose piattaforme, riguarda l’utilizzo di specifiche lunghezze d’onda per esercitare effetti biologici mediati dall’interazione con l’acqua interfacciale e con tutte le biomolecole composte da anelli aromatici. Il meccanismo principale d’azione riguarda l’attivazione mitocondriale e la strutturazione dell’acqua biologica cristallina, che agisce sia come medium perfetto di trasmissione delle onde longitudinali magnetiche, sia come vera e propria “pila redox”, che alimenta i processi biochimici dell’organismo.

Le lunghezze d’onda che vengono principalmente utilizzate sono relative al rosso e al vicino infrarosso, e quelle più biologicamente attive (cioè che si sintonizzano meglio con i mitocondri e con l’acqua cristallina) sono 670, 830 e 850 nm.
La risonanza con le nuvole elettroniche delocalizzate “Pi” permette di “energizzare” l’acqua e di creare vere e proprie “antenne biologiche”.

Oltre alle lunghezze d’onda (la stragrande maggioranza dei produttori utilizza ad esempio il 660 nm, molto più economico ma sub-ottimale), l’altro parametro fondamentale è l’irradianza, ossia l’intensità luminosa che effettivamente raggiunge i nostri tessuti. Maggiore è l’irradianza, maggiore sarà la profondità di penetrazione, con effetti biologici superiori e con un minor tempo di utilizzo.
Occorre quindi valutare l’irradianza del dispositivo e non semplicemente la potenza assorbita dal dispositivo dichiarata dalla casa. Le tecnologie migliori sono quelle che utilizzano i Chip on Board (COB), che permettono una maggior irradianza e una miglior uniformità del fascio luminoso.

Vi sono poi altri parametri da considerare come l’utilizzo della modalità di irradiazione continua o pulsata, in modo da esercitare effetti diversi e specifici.

Nella fotobiomodulazione, quindi, oltre alle lunghezze d’onda, conta molto l’intensità luminosa che arriva sulla superficie da trattare. Gli effetti biologici esercitati sono molto più marcati rispetto alla cromoterapia, lavorando più in profondità e interagendo in modo più efficace con l’acqua cristallina e con gli anelli aromatici. Insomma, si va direttamente alla radice.

Contrariamente alla cromoterapia, nella fotobiomodulazione vengono utilizzate anche lunghezze d’onda non visibili all’occhio umano (radiazione infrarossa, che ha rivelato un’attività biologica fondamentale e raggiunge i tessuti molto più in profondità della luce visibile).

Inoltre, la fotobiomodulazione (dall’avvento delle potenti tecnologie LED) non richiede l’esperienza e la sensibilità di un professionista e può essere utilizzata da tutti, anche da persone prive di conoscenze ed esperienza nel settore.

FOTOTERAPIA

La fototerapia è stata utilizzata fin dall’antichità come trattamento per vari disturbi. Attraverso l’esposizione alla luce solare, una persona poteva essere trattata per qualsiasi cosa, dai disturbi locomotori a una varietà di malattie della pelle. L’elioterapia è stata la forma di fototerapia più a lungo utilizzata ed è stata l’unica fino alla metà del XIX secolo.

Le prime informazioni registrate sull’uso dell’elioterapia nel trattamento delle malattie della pelle risalgono al XV secolo a.C.. La credenza nelle proprietà curative della luce solare era associata all’antico culto del sole, in cui le terapie solari erano applicate nell’antica medicina egizia, cinese e indù. Il Papiro di Ebers (circa 1550 a.C.) registrava il trattamento della vitiligine, in cui le lesioni cutanee venivano coperte con estratti di Psoralen corylifolia e Ammi majus e sottoposte alla luce solare.

La fototerapia è stata sviluppata come trattamento dell’ittero neonatale alla fine degli anni Cinquanta. Nel 1956, suor Jean Ward del Rochford General Hospital nell’Essex, in Inghilterra, notò che la luce del sole lo riduceva. Allo stesso tempo, i biochimici dell’ospedale osservarono livelli di bilirubina significativamente bassi nei soggetti esposti alla luce solare.

La fototerapia artificiale avrebbe rivelato le sue maggiori possibilità terapeutiche in dermatologia. L’uso medico della luce solare filtrata e successivamente delle radiazioni ultraviolette (UV) della lampada ad arco da parte di Finsen, nel 1893 creò l’opportunità di trattamento efficace non solo per il lupus vulgaris, ma anche per altre forme di infiammazioni cutanee. Finsen ricevette il Premio Nobel come riconoscimento per il suo contributo al trattamento di tali patologie, in particolare del lupus vulgaris, con la fototerapia.

Fin dall’antichità, la luce ha svolto un ruolo significativo nel processo di mantenimento della salute e di lotta alle malattie. Il maggiore sviluppo della fototerapia si è avuto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Le invenzioni tecniche e i razionali scientifici stabiliti nel XIX secolo hanno spianato la strada allo sviluppo dinamico della fototerapia e alla trasformazione dell’elioterapia in un trattamento di tipo scientifico.

La fototerapia UV è ormai utilizzata da decenni per trattare le problematiche cutanee come psoriasi, parapsoriasi, vitiligine, dermatite, lichen planus, pitiriasi rosea, pitiriasi versicolor, micosi e molte altre.

Oltre a questo utilizzo, si è scoperto che la radiazione UV ha una pletora di altri effetti benefici, come la produzione autoregolante di vitamina D nella forma più biologicamente attiva, quella solfata (contrariamente all’integrazione), l’immunomodulazione, meglio definibile come “bilanciamento redox”, la modulazione del microbioma, la regolazione ormonale, la protezione contro le malattie cardiovascolari e varie forme di cancro, l’aumento della performance atletica e mentale, la risoluzione dei processi infiammatori, la produzione di endorfine.

La radiazione UV (soprattutto l’UVB) agisce in sinergia con la luce rossa e del vicino infrarosso utilizzate nella fotobiomodulazione, in quanto la prima crea il “pool” di elettroni semiliberi, mentre la seconda permette di “muoverli” verso i luoghi che ne necessitano.

Insieme, la fototerapia UV e la fotobiomodulazione permettono di modulare le reazioni redox dell’organismo, bilanciando le specie ossidanti e antiossidanti, migliorare la qualità del sonno e regolare i ritmi circadiani (stimolando la produzione di melatonina in molti tessuti del corpo e non solo a livello pineale), aumentare la performance fisica e mentale, rigenerare i tessuti e stimolare meccanismi “anti-aging”.

RICAPITOLANDO:

– La fotobiomodulazione e la fototerapia UV hanno effetti molto più marcati, profondi, scientificamente dimostrati e riproducibili rispetto alla cromoterapia. Questo è dovuto sia alle lunghezze d’onda utilizzate sia all’irradianza dei dispositivi.

– Le lunghezze d’onda utilizzate sono indiscutibilmente le più biologicamente attive e agiscono alla base biofisica senza possibilità di creare eventuali squilibri (ammesso che uno la utilizzi secondo le linee guida).

– I colori della cromoterapia possono invece creare squilibri se nelle mani di persone inesperte in quanto possono entrare in contrasto tra loro.

– La cromoterapia può quindi indurre effetti biologici diversi e incompatibili, mentre la fotobiomodulazione e la fototerapia utilizzano lunghezze d’onda e parametri di irradianza complementari e sinergici, senza possibilità di competizione.

– La fototerapia conta decenni di studi clinici che ne testimoniano l’efficacia per trattare una pletora di problematiche infiammatorie cutanee, mentre la fotobiomodulazione porta a supporto oltre 10.000 studi effettuati negli ultimi anni. La cromoterapia, a causa delle peculiarità intrinseche che abbiamo esaminato, conta una scarna letteratura scientifica ed evidenze molto più limitate.

Pertanto, la cromoterapia e la fotobiomodulazione / fototerapia sono approcci che si basano su premesse e meccanismi completamente diversi ed esercitano effetti biologici differenti; tuttavia, questo non esclude che possano anche essere utilizzati in modo sinergico e complementare.

Per una persona che non “mastica” le medicine energetiche in modo adeguato, la fotobiomodulazione (e ovviamente anche la fototerapia), sono modalità di prevenzione e trattamento semplici, sicuri e con benefici tangibili per la maggior parte delle persone.

I prodotti per la fotobiomodulazione a LED ELIOSLAMP (PLUTO, NEPTUNE, SATURN E VENUS), utilizzano le frequenze più biologicamente attive per la luce rossa (630, 670 nm) e vicino infrarosso (810, 830, 850 nm).

elioslamps

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L’ammiraglia MERCURIUS, per la fotobiomodulazione utilizza bulbi incandescenti ad ampio spettro, dal rosso al lontano infrarosso.

MERCURIUS: UN SOLE IN CLINICA-CASA

PER la LLLT (ORION PULSAR), ossia la terapia laser a bassa intensità, ELIOSLAMP utilizza 650 e 808 nm.

ORION PULSAR: LOW LEVEL LASER THERAPY!

Il super laser PANDORA (certificato medicale di livello IV, se interessati scrivere a alessio@evolutamente.it), NOVITÀ assoluta dell’anno, utilizza 650, 810, 980 e 1064 nm.

I prodotti per la fototerapia UV (MARS, VENUS E MERCURIUS) utilizzano l’UVB a banda stretta con picco a 311 nm, la tecnologia più sicura ed efficace, e l’UVA a banda larga (o in alternativa l’UVA1 – personalizzabile).

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I dispositivi per la fototerapia UV MARS e MERCURIUS e la tecnologia LASER professionale PANDORA, sono certificati come dispositivi medici.

Insomma, tecnologie completamente diverse dai prodotti per cromoterapia ecc…

RIFERIMENTI:

1) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1297510/

2) Elettromagnetismo: le basi della vita – Alessio Angeleri, T.R.U. Edizioni

ELETTROMAGNETISMO: LE BASI DELLA VITA

3) https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0738081X16301341

ULTERIORI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SULLA FOTOTERAPIA (CE LI HANNO CHIESTI) ED E’ SOLO UN ELENCO DI QUELLI PIU’ SIGNIFICATIVI:

Slominski AT, Zmijewski MA, Plonka PM, Szaflarski JP, Paus R. How UV Light Touches the Brain and Endocrine System Through Skin, and Why. Endocrinology. 2018 May 1;159(5):1992-2007. doi: 10.1210/en.2017-03230. PMID: 29546369; PMCID: PMC5905393.

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