Commenti sulla pubblicazione di Nature riguardante la carne già tradotta dal nostro blog.

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

Tag: bufale | carne | Kaplan | Nature

5 Aprile 2016

Alcuni interessanti commenti sul lavoro appena pubblicato dalla prestigiosa rivista Nature e già tradotto per il nostro blog: qui

di: Alessio A.

carne

Come al solito, le riviste scientifiche, sempre più finanziate da società multinazionali private2, devono rispettare una linea politicamente corretta verso i loro finanziatori, cercando di “bilanciare” i loro articoli in modo da non danneggiare chi paga. Chi si intende di scienza però, riconosce subito questi “trucchetti”.

Innanzitutto, come si può notare, l’autore effettua una comparazione tra un RCT ed uno studio epidemiologico. Chiunque abbia una minima conoscenza scientifica, sa bene che uno studio epidemiologico è buono per porre delle domande, ma è ben lontano dal determinare in alcun modo un rapporto di causalità (China study docet). Come si può pensare di chiedere ad una persona cosa abbia mangiato durante l’arco della propria vita quando la gente fatica a ricordare quello mangiato il giorno precedente, soprattutto in una società dove non si dà importanza al tipo di cibo, derivante dal brainwashing che dura da decenni: “una caloria vale l’altra”, e costruirne valutazioni affidabili?

Per ricercare una maggiore probabilità verso il nesso di causalità occorre avere un puzzle fatto di studi etnografici, RCT su umani, studi su animali, studi in vitro3 (tutti insieme!).

Ovviamente il puzzle più completo da ragione alla carne.4

L’autore dell’articolo in effetti parla del problema legato agli studi epidemiologici, però poi dalla sua conclusione pare metterlo allo stesso piano degli RCT ed esso viene utilizzato per generalizzare: “dobbiamo essere molto cauti a fare raccomandazioni dietetiche”, non spiegando in nessun modo quale sia questa “cautela”.

La persona media cosa recepisce? Una confusione che la obbliga ad aver fiducia nelle linee guida di mainstream (la cara vecchia piramide alimentare): si parte da un concetto corretto (l’importanza della carne) e tramite un ragionamento che confonde, si arriva prima o poi a consigliare più o meno implicitamente di seguire le linee guida ufficiali (cereali).

Ecco che si arriva poi alla tanto famigerata genetica.

genetic

Ecco come si fa il “cherry picking”, cioè raccogliere quello che fa comodo qua e là.

Per esempio, la prevalenza del gene FADS, associato alla conversione degli omega 3  vegetali , è maggiore nelle popolazioni africane, suggerendo che esse abbiano bisogno di meno carne.

Purtroppo però, non viene data nessuna indicazione sull’effettiva efficienza di conversione, né tantomeno la supposta quantità di omega 3 di origine animale di cui necessiterebbero tali popolazioni.

Proviamo a girare la domanda: sono le popolazioni africane ad aver bisogno di meno carne o gli europei ad averne bisogno di più?

Per cercare di dare un senso alla domanda, al momento, abbiamo principalmente riferimenti etnografici riguardanti le popolazioni di cacciatori raccoglitori (le uniche popolazioni in salute):

Prendendo le tabelle di Kaplan5 si evince che la popolazione che consuma meno carne in assoluto sono i GWI, con una media di 300 gr al giorno (molto di più di quella che viene consigliata dalla piramide alimentare grain based), mentre è ovvio che a latitudini maggiori corrisponde una maggiore pressione selettiva verso alimenti di tipo animale. Sorprendente è anche la media di 1.36 kg al giorno per gli Ache del Paraguay.

Ache group sealing tapir (Tapirus terrestris) meat before carrying it back to village. Mbaracayu Forest Reserve, Paraguay. The tapir was hunted by a single man with a bow and broadblade arrow.

Ache group sealing tapir (Tapirus terrestris)

Inoltre, i nuovi studi isotopici fatti su resti di Neanderthal e sui primi Sapiens, rivelano che i cibi animali rappresentavano circa l’80% della dieta, altro che vegan6.

Ora però veniamo alla cattiva interpretazione più importante, quella del gene APOE, associato alla predisposizione all’Alzheimer. La stupida conclusione dell’autore, sarebbe: “è inutile per queste persone (11-17% degli originari europei) mangiare pesce e cibo ricco di omega 3”.

Se i portatori dei geni APOE4 ossidano meglio il DHA, non sarebbe inutile mangiarlo come suggerito, anzi, potrebbe occorrere di mangiarne di più per incorporarli ottimamente nelle membrane cellulari, a rigor di logica.

La buona ossidazione, non è invece segnale di una pressione selettiva dovuta all’ingente consumo di pesce dei nostri antenati, come trovato per gli Inuit? 7

Vediamo però chi dice che è inutile:

http://alzdiscovery.org/cognitive-vitality/what-apoe-means-for-your -health

Molto STRANO, la fondazione per trovare FARMACI per curare l’Alzheimer.

Vediamo invece un’altra campana:

http://www.medpagetoday.com/Neurology/AlzheimersDisease/55961

Incredibile, dice esattamente il contrario: mangiare pesce e cibi ricchi di DHA diminuisce il rischio di Alzheimer  ed altre complicazioni neurodegenerative per i portatori dell’APOE4!

Alzheimer

L’articolo non può poi che finire con la solite inconsistenze causali tra carne e cancro e con la frase: “Tutti questi fattori confondenti creano problemi a dare una risposta definitiva”.

La persona normale cosa evince: “mangio come prima tanto non posso sapere cosa fare”, in poche parole: pasta, pane e pizza…

Come volevasi dimostrare, le lobby guidano il mondo come al solito, e anche in mezzo ad un articolo VERO si trovano poi bufale per giustificare sempre e comunque la nostra realtà.

Alessio terrà una breve lezione sui principi dell’igiene degli ambienti in cui viviamo, fattore assolutamente trascurato, al prossimo paleomeeting del 14-15/4/2018! Approfittatene!

Info, programma e costi:

www.paleomeeting.it

RIFERIMENTI:

1-qui

2-http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17214504

3-http://thepaleodiet.com/charismatic-paleo-bloggers-rigorous-caution-required/#.VvZjFXqzmxY

4-http://thepaleodiet.com/evolution-and-high-protein-diets-part-2/#.VvZjY3qzmxY

5-A Theory of Human Life History Evolution: Diet, Intelligence, and Longevity HILLARD KAPLAN, KIM HILL, JANE LANCASTER, A. MAGDALENA HURTADO, Evolutionary Anthropology, 2000

6-https://www.sciencedaily.com/releases/2016/03/160314091128.htm

7-https://www.ucl.ac.uk/news/news-articles/0915/170915_Inuit_diet

 

 

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