BISOGNA INTEGRARE LA VITAMINA D? VISIONE QUANTISTICA. (PARTE 4)

Scritto da Angelo

Categorie: integratori | Salute

Tag: luce | sole | vitamina D

20 Giugno 2019

PARTE 1

PARTE 2

PARTE 3

Ricorda caro guru, che la luce visibile che gli esseri umani percepiscono va dagli UV agli IR. L’occhio umano non può vedere la luce UV o IR. Lo stesso non vale per gli altri sensi. I mitocondri rispondono specificamente a queste due frequenze di luce ed alterano la geometria locale delle proteine ​​respiratorie. Alle frequenze più basse (come le IR) la luce agisce come un’onda nell’acqua cellulare. Ipotesi: la differenza fondamentale nei sessi potrebbe essere basata sul modo in cui i reticoli atomici sono in sintonia con la frequenza della luce solare? Sappiamo che le donne sono progettate per avere più DHA nei seni e nei glutei per alimentare la crescita del cervello di un bambino anche in un momento di carestia.

Cosa succede se introduciamo un segnale chimico, come la vitamina D3 orale o topico, che non contiene informazioni di frequenza o momento angolare all’interno degli elettroni in questo reticolo? Prendendo questa versione di Vitamina D3 si può tenere a bada il fenotipo di una malattia (ad es. il rachitismo); ma tutto questo potrebbe portare a malattie più gravi se continuiamo a fare affidamento su queste pillole? Potrebbe… Stiamo facendo una cosa contro Natura.

Dovremmo aspettarci un segnale di feedback adeguato all’interno della superficie dell’intestino quando prendiamo semplicemente una pillola che contiene il segnale chimico e nessuna informazione di frequenza? L’intestino ha recettori della vitamina D ma non è probabile che questi reagiscano allo stesso modo di quelli della nostra pelle o del nostro RPE (pigmento epiteliale della retina) perché la luce incidente che ricevono non è equivalente. Le frequenze della luce che tutti vedono saranno diverse, quindi il recettore a questo livello locale sarà costruito per rilevare la frequenza che normalmente deve affrontare per segnalare l’informazione correttamente. Nessuna di queste superfici nell’intestino fronteggia le frequenze solari a spettro completo. Questi recettori affrontano le frequenze della luce rilasciate dai procarioti che rilasciano luce quando mangiamo cibi, che non sono nella gamma UV. Questo aiuta a spiegare perché l’intestino e il corpo non hanno ricevuto il potere di regolare la quantità di vitamina D che assorbiamo dal cibo (anche perchè risibile rispetto a quella che produciamo dal sole). Ciò implica che la frequenza della luce nell’intestino e che i recettori della vitamina D saranno spostati verso il blu o più bassi, quindi il recettore probabilmente risponderà alle porzioni ondulate di luce e non agli aspetti particellari della luce. Questo si sposa perfettamente con il modo in cui la clorofilla lavora fotoelettricamente nella maggior parte della frutta e della verdura. Tendono ad usare la luce blu come fonte principale di energia dal sole. Questa sfumatura è persa per la maggior parte degli esseri in biologia perché i guru non capiscono come l’effetto fotoelettrico possa variare in base alla frequenza. Non solo non lo capiscono, ma neanche l’immaginano.

Nelle famose conferenze di Feynman, lo scienziato ci ha dato chiaramente questa informazione. La biologia ancora fraintende le sue lezioni. L’intestino è solo un’altra superficie esposta all’ambiente, anche se dentro di noi. Quell’ambiente locale, tuttavia, differisce nella sua resa quantica perché la luce nell’intestino proviene dal rilascio leggero di luce dei procarioti nel microbioma. I batteri rilasciano 5000 volte più luce di un eucariota. Caro guru lo sai che la luce UV ha una speciale capacità di disintossicare chimicamente e disintossicare particolarmente il fegato come “effetto” collaterale? Tutti i batteri rilasciano bio-fotoni ELF-UV perché l’intestino umano usa il microbioma come strumento per la disintossicazione. Questo è anche il motivo per cui i nostri enterociti si rigenerano sulla superficie ogni 24-48 ore se il nostro meccanismo circadiano è intatto (amici della permeabilità intestinale causata dal glutine, saponine, caseine… Al massimo ESACERBATA!). Questo cambiamento nella resa quantica cambierà la geometria locale delle proteine ​​respiratorie nei mitocondri dell’intestino rispetto ai neuroni nel cervello o nei miociti nel cuore.

Il nostro intestino è un lume (ironia della sorte) che viene appunto illuminato dalla luce che ricaviamo dal cibo e dal microbioma. Quella luce non è la stessa luce che colpisce la nostra pelle o la superficie degli occhi. Oggi, la maggior parte degli esseri umani che ha livelli bassi di vitamina D3 fa affidamento sulla capacità dell’intestino di assorbire la vitamina D3 sotto forma di pillola tramite un integratore, perché non ricevono abbastanza luce solare a spettro completo sulla pelle e sugli occhi (e quella poca viene spazzata via dall’ambiente pro-ossidativo in cui viviamo). Questo è il motivo per cui la luce UV crea dopamina, melatonina e melanina in alcuni tessuti e non in altri. È anche il motivo per cui l’80% delle riserve di serotonina nel corpo si trovano nell’intestino. La serotonina è composta da amminoacidi aromatici che rispondono meglio alle frequenze blu rispetto alle frequenze UV. Infatti questa è la maggior parte delle frequenze di luce rilasciate dal microbioma come detto. La luce ELF-UV del microbioma è il motivo per cui sono presenti i recettori VDR nell’intestino. Aiuta a ottimizzare i problemi di spin del protone nella superficie dell’intestino. Tutto è quantizzato localmente.

Ciò implica che dovremmo fare attenzione a ciò che consigliamo e/o consideriamo come consigliare ai clienti con bassi livelli di vitamina D3 un supplemento orale a dosaggi folli e, peggio ancora, livelli ematici consigliati! Purtroppo medicina, ricercatori ed ovviamente anche i guru, sembrano ignari della realtà della fisica della luce. Il nostro rendimento quantico è sempre un fenomeno di “codice postale locale”.
Questo significa che assumere vitamina D3 per via orale, non ha un vero controllo di feedback negativo incorporato nel nostro sistema. Abbiamo questo meccanismo di controllo di feedback naturale nella pelle e nell’occhio quando la luce del sole lo colpisce. La vitamina D3 orale aiuterà ancora ad aumentare i livelli plasmatici di questa molecola, ma questo potrebbe non essere quello che davvero si vuol fare fino a quando non si comprende perché il livello di vitamina D3 è basso. Se le porfirine non sono contemporaneamente caricate con fotoni di luce UV dalla pelle, il segnale D3 elevato nel plasma potrebbe provocare qualche danno collaterale, ovviamente non intenzionale…

Ora potreste comprendere appieno perché non consiglio come intervento primario la supplementazione di D3 orale o topica. Io consiglio invece l’esposizione al sole come fonte primaria; la luce solare ci dà il segnale e l’energia e la quantità di moto nei fotoni agisce come particella per conferire energia cinetica alle proteine ​​localmente nella pelle e negli occhi per fare le cose in modo diverso da quello che possono fare nell’intestino. Le pillole non hanno potere fotonico per eccitare gli elettroni nei nostri tessuti, hanno solo il segnale chimico. Questo abbasserà localmente i livelli di dopamina, melatonina e melanina in chiunque ne faccia affidamento con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Rossiello è pazzo, Rossiello è un esaltato, Rossiello è un cretino…
Siete deprivati di dopamina e di altri neurotrasmettitori… Almeno fatevi fuori una bottiglia di vino e fatevi una cazzo di risata! Porca troia!

Ovviamente se siete azzerati o con livelli infimi di vitamina D, potreste anche considerare un’integrazione massiva momentanea al fine di ripristinare livelli adeguati, ma poi…
Se per un mese piove sempre… Potremmo valutare un microciclo di integrazione se fai sport ad alta intensità o sei sottoposto a stress, fortemente obeso… Ma abbiamo in serbo per voi una marea di super-chicche di biohacking che andremo a rendere note nel prossimo terzo libro proprio dedicato al vivere sani ed a lungo in questo mondo ipertecnologico.
Pensate che stiamo persino formulando un integratore!!! Ah! Ma non eravamo “contro”?
No!

Assolutamente!

Tra i 2 libri che abbiamo scritto ben 3 capitoli sono stati dedicati all’integrazione e chi dice che siamo contro l’integrazione è stupido o fa lo stupido. Siamo TUTTAVIA contro l’integrazione SELVAGGIA.

https://shop.evolutamente.it/it/libri/4-insonnia-il-male-del-nuovo-secolo-e-il-nuovo-vivere-secondo-natura-insieme.html

Chiunque contesti questi concetti basilari non sa molto di luce, dell’effetto fotoelettrico e il modo in cui, questi, interagiscono nei tessuti.

Ma ora passiamo ad un altro argomento che mi preme trattare per completezza proprio per poi riallacciarmi al prossimo libro.

Questa “scala scivolosa” dell’azione della luce sulla produzione di vitamina D nei tessuti ha un’altra variabile da considerare: vale a dire che va su e giù in base al potenziale redox della cellula in questione dove la luce lo colpisce. Ciò significa che la località dove si vive è la chiave per l’azione della luce. La luce colpisce le nostre innumerevoli superfici in modo diverso. Questa luce spinge o tira le membrane cellulari che sono cariche o carenti di DHA a causa della nube di elettroni pi che contiene. Potreste cominciare a vedere perché gli eucarioti hanno saturato le loro membrane con il DHA dove la luce solare interagisce con questi. Elettroni e luce interagiscono per l’effetto fotoelettrico. DHA e D3 sono fondamentalmente collegati per natura da 600 milioni di anni

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