Agricoltura e salute: un rapporto difficile… (QUARTA PARTE)

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

10 Novembre 2014

Introduzione: Angelo.

Di seguito la quarta ed ultima parte del grande lavoro dell’amico di www.evolutamente.it, begreenordie che sta riportando le parti salienti dell’opera monumentale, caposaldo delle teorie dietetiche paleo: “Paleopatology at the origins of agricolture” AA.VV”.

In questa parte si parla del, cosiddetto, nuovo continente: le Americhe.

Prima Parte (l’Europa)

Seconda Parte (l’Asia)

Terza Parte (l’Africa)

di: begreenordie

paleopathology

Health and disease in prehistoric Georgia: the transition to agricolture

Salute e malattia nella Georgia preistorica: la transizione all’agricoltura

In questa indagine l’antropologo Clark Spencer Larsen[1] si concentra sullo studio delle serie scheletriche provenienti dalle zone costiere della Georgia, con particolare riferimento agli indicatori di stress nutrizionale (carie e reazioni periostali) e meccanico (patologie articolari degenerative) e delle loro ricadute su dimensione e morfologia scheletrica.

Le campagne di scavo archeologico indicano che prima dell’anno 1150 d.C., l’economia delle coste della Georgia si basava fondamentalmente su caccia, pesca e raccolta. In seguito, la coltivazione del mais assunse un ruolo sempre più rilevante, con ovvie ricadute su dieta e demografia. Lo schema è quello tipico di tutte le transizioni agricole: stabilizzazione permanente sul territorio, incremento della popolazione, riduzione della varietà delle fonti alimentari.

Le prime osservazioni sulla paleopatologia delle antiche popolazioni della Georgia risalgono al 1897, ad opera di Clarence Bloomfield Moore (1852-1936), insigne archeologo americano che notò la presenza di anchilosi, fratture ricomposte, processi infiammatori a carico delle ossa lunghe, artrosi, carie e affezioni alveolari.

Larsen suddivise la serie scheletrica in due gruppi:

  • Gruppo pre-agricolo: costituito dai resti di gruppi umani che popolarono il territorio fra il 400 a.C. e il 1150 d.C.
  • Gruppo agricolo: composto da resti umani risalenti al periodo compreso fra il 1150 d.C. e il 1550 d.C.

Ed ecco i risultati della ricerca…

Aspettativa di vita

Larsen riporta una tabella riassuntiva molto interessante [2], dalla quale sono esclusi i soggetti di cui non è stato possibile ricostruire l’età al momento del decesso:

Classi di età (anni) Gruppo pre-agricolo Gruppo agricolo
N. individui % N. individui %
0.0-2.0 7 4.6% 12 6.8%
2.1-12.0 19 12.5% 30 16.9%
12.1-16.0 13 8.6% 25 14.1%
16.1-20.0 22 14.5% 33 18.6%
20.1-25.0 27 17.8% 38 21.5%
25.1-30.0 14 9.2% 11 6.2%
30.1-35.0 6 3.9% 8 4.5%
35.1-40.0 14 9.2% 9 5.1%
40.1-45.0 11 7.2% 6 3.4%
45.1-oltre 19 12.5% 5 2.8%

 

L’autore afferma:

“(…) the materials at hand indicate that the pre-agricultural skeletal sample is represented by a decidedly older age-at-death sample of human skeletal remains than the agricultural sample.” [p. 370]

“(…) il materiale disponibile indica che il campione di scheletri pre-agricoli è costituito da soggetti decisamente più anziani al momento del decesso rispetto al campione di scheletri agricoli.”

Piuttosto chiaro, ma non costringiamo i dati a dire quello che vorremmo sentirci dire e proseguiamo…

Reazioni del periostio: infezioni

Il periostio è la membrana fittamente vascolarizzata che riveste l’osso, ne assicura il nutrimento e interviene nei suoi processi di rimodellamento. L’infezione di questa membrana scatena una serie di processi infiammatori: il risultato finale, se l’infezione è contenuta, è un’alterazione patologica del distretto osseo interessato, che assume un aspetto porotico e spugnoso (periostite). Se i microrganismi patogeni responsabili dell’infezione (in genere stafilococchi e streptococchi) riescono a raggiungere il midollo, la reazione ossea è molto più virulenta, con un’apposizione di osso neoformato tale da alterare la morfologia del distretto scheletrico coinvolto (si parla in questo caso di osteomielite).

Larsen riportò l’andamento complessivo di queste patologie, per entrambi i sessi:

Distretto scheletrico Gruppo pre-agricolo Gruppo agricolo Percentuale di cambiamento
N. ossa osservate % ossa patologiche N. ossa osservate % ossa patologiche
Clavicola 107 1.9% 274 4.7% + 2.8%
Omero 190 0.5% 273 3.2% + 2.7%
Ulna 147 0.7% 327 3.7% + 3.0%
Radio 136 0.5% 335 4.5% + 3.8%
Femore 193 2.1% 410 4.7% + 4.7%
Tibia 156 4.5% 374 15.0% + 10.5%
Fibula 116 1.7% 289 8.3% +6.6%

 

Se si concentra l’analisi solamente sulla popolazione femminile (non riporto i dati per motivi di spazio), il trend di crescita appare ancora più marcato:

“(…) the percentage increases are larger in the females than in the males.” [p. 371]

“(…) la percentuale di incremento è maggiore nelle femmine rispetto ai maschi.” 

Come spiegarsi l’aumento di questo genere di patologie durante la transizione all’agricoltura? Soprattutto, come interpretare la disparità dei dati quando vengono suddivisi per sesso? Perché la popolazione femminile appare più colpita?!? Ne parleremo alla fine, per il momento continuiamo a riportare i dati…

Carie

L’incremento degli eventi cariogenici è notevole durante la transizione all’agricoltura:

“To summarize (…) only 1.3% of the preagricultural group show carious teeth  (36/2429). Of the agricultural group, however, 11.6% show carious teeth (486/4189). This represents a 10.3% frequency increase in carious teeth in the agricultural group relative to the preagricultural group.” [p. 372]

“Riassumendo (…) solo l’1.3% del gruppo pre-agricolo mostra denti cariati (36/2429). Del gruppo agricolo, invece, l’11.6% mostra denti cariati (486/4189). Ciò significa un incremento del 10.3% nella frequenza dei denti cariati nel gruppo agricolo rispetto al gruppo pre-agricolo.”

“In sum, dental caries had a minimal impact on the preagricultural hunting and gathering peoples of the prehistoric Georgia coast. There appears to be little or no difference in frequency with regard to age or sex. The agricultural lifeway, on the other hand, clearly represents an entirely different situation; frequency of dental caries increases, but in a very patterned fashion: cariogenesis affects adult females more than males.” [p. 372]

“In sostanza, la carie ha un impatto minimo sulle popolazioni di cacciatori-raccoglitori pre-agricoli della costa della Georgia preistorica. Sussistono poche o nulle differenze nella frequenza della carie in relazione al sesso. Lo stile di vita agricolo, d’altro canto, rappresenta una condizione completamente diversa; la frequenza delle carie aumenta, ma è la popolazione femminile adulta ad esserne più colpita.”

D’altronde ci si stupirebbe del contrario, in quanto la carie, lo sapranno già molto bene i lettori dei precedenti articoli, è un marker tipico di diete basate sul consumo di cereali. Curiosa, anche in questo caso, la maggiore incidenza delle carie nella popolazione agricola femminile (+ 14.4% contro + 10.6% dei maschi).

Patologie articolari degenerative

In questo caso si assiste a un’inversione di tendenza: il gruppo agricolo appare meno soggetto a patologie degenerative delle articolazioni, in particolare a livello cervicale e lombare. Interessante, vale la pena riportare la tabella:

Articolazioni Gruppo pre-agricolo Gruppo agricolo Percentuale di cambiamento
N. di articolazioni osservate Percenturale articolazioni patologiche N. di articolazioni osservate Percentuale articolazioni patologiche
Cervicale 53 26.4% 132 5.3% -21.1%
Toracica 50 8.0% 131 5.3% -2.7%
Lombare 45 44.4% 118 17.8% -26.6%
Sacrale-lombare 40 2.7% 87 3.4% +0.7%
Spalla 149 4.0% 289 1.0% -3.0%
Gomito 176 9.1% 307 2.3% -6.8%
Polso 142 4.9% 266 0.4% -4.5%
Mano 82 0.0% 245 1.2% +1.2%
Anca 169 4.1% 290 0.3% -3.8%
Ginocchio 183 13.7% 291 6.5% -7.2%
Caviglia 158 4.4% 285 0.4% -4.0%
Piede 81 0.0% 232 0.4% +0.4%

Dimensioni scheletriche e stature

Costituzione e statura tendono a ridursi durante il passaggio all’economia agricola:

  • I femori evidenziano una riduzione degli indici di robustezza del 3.0% circa in entrambi i sessi
  • La statura media della popolazione maschile si riduce da 168.9 cm circa a 167.1 cm, un decremento dell’1.1% (valori inferiti a partire dalla lunghezza del femore destro; valutando il femore sinistro la riduzione appare meno marcata, dello 0.2%)
  • La statura media femminile diminuisce in misura più marcata, da 160.7 a 156.4 cm, riducendosi del 2.7% (se si valuta il femore sinistro la riduzione appare maggiore, del 2.9%)

Ricapitolando…

Dunque, la transizione all’agricoltura nella zona costiera della Georgia ebbe importanti conseguenze in termini di salute umana:

  • Incremento della frequenza delle reazioni periostali
  • Incremento delle carie
  • Riduzione della frequenza delle patologie articolari degenerative
  • Riduzione di robustezza e lunghezza delle ossa

Se le popolazioni pre-agricole avessero evidenziato una minore longevità rispetto ai successivi agricoltori, si potrebbe azzardare un’interpretazione basata sulla maggiore aspettativa di vita di questi ultimi: si vive più a lungo, dunque si è più esposti a tutta una serie di patologie. Ma i dati dicono esattamente il contrario…

L’aumento della frequenza delle reazioni periostali (dunque delle infezioni) è interpretabile sulla base del nuovo modello di vita adottato dalla popolazione:

“(…) villages become large and, in a number of instances, permanently occupied. It appears that this change in settlement and the resultant increase in population size and density was conducive to the increase in infectious disease in general. Thus, the increase in periosteal reactions, a nonspecific infectious pathology, is reflective of a variety of diseases that are associated with dense, immobile populations.” [p. 380]

“(…) i villaggi si ingrandiscono e in alcuni casi vengono occupati permanentemente. Sembrerebbe che questo cambiamento nelle modalità di insediamento e il conseguente incremento della popolazione abbia condotto all’aumento generalizzato delle infezioni. Così, l’incremento delle reazioni periostali rifletterebbe una  serie di malattie legate alla maggiore densità di popolazione e alla sua stabilizzazione permanente sul territorio.”

Le carie sono strettamente correlate al consumo massiccio di carboidrati, la cui fonte principale del periodo era il mais:

“The most cogent explanation for the marked increase in dental caries is related to the nature of the food source that formed the focus of subsistence after A.D. 1150: maize. Maize has a high sucrose content and unequivocal evidence has shown that increased oral ingestion of sucrose will produce cariogenic-related cavitation of teeth.” [p. 380]

“La spiegazione più convincente per il marcato incremento delle carie è legata alla natura delle fonti alimentari che costituivano la base della dieta dopo il 1150: il mais. Il mais possiede un alto contenuto di saccarosio ed evidenze inequivocabili hanno dimostrato che l’aumentata ingestione di saccarosio è associata alla carie.”

E le patologie articolari? Perché sono meno frequenti fra gli agricoltori? Forse questo aspetto si potrebbe spiegare sulla base della maggiore longevità delle popolazioni pre-agricole. Ma l’interpretazione migliore è sicuramente un’altra e si riallaccia alle considerazioni che riguardano gli indici di robustezza scheletrica e la statura: in soldoni, il responsabile di questa inversione di tendenza, è il ridotto stress biomeccanico (cui si aggiunge lo stress nutrizionale). Ricordiamoci sempre che lo scheletro è una struttura estremamente dinamica, che reagisce attivamente agli stimoli ambientali e senza un appropriato esercizio fisico, tende a indebolirsi (segue quindi il principio “use it or lose it”):

“(…) the prehistoric Georgia coastal agriculturalists had a less demanding lifeway than their preagricultural hunter-gatherer predecessors.” [p. 381]

“The reduction in postcranial size (…) must be esamine in light of (…) level of functional demand (mechanical stress) and undernutrition (disease-nutritional stress).” [p. 381]

“(…) with the progressive increase in dietary carbohydrates and a decrease in consumption of animal protein, a decrease in skeletal size and stature resulted.” [p. 381-382]

“(…) gli agricoltori delle coste della Georgia preistorica avevano uno stile di vita fisicamente meno impegnativo dei loro predecessori cacciatori-raccoglitori.”

“La riduzione delle dimensioni dello scheletro post-craniale (…) va esaminata alla luce del (…) livello di impegno fisico (stress meccanico) e della malnutrizione (stress nutrizionale).”

“(…) con il progressivo incremento dei carboidrati nella dieta e la riduzione del consumo di proteine animali, il risultato fu un decremento delle dimensioni scheletriche e della statura.”

Queste considerazioni sono ancora più convincenti se si tiene a mente quanto è stato detto circa le infezioni:

“(…) if an individual is experiencing an infection, the body’s response is to activate the immune system (…) This situation results in  a reduction of the amount of labile protein that is available for the growth of the skeleton and other tissues.” [p. 382]

“(…) in caso di infezione, il corpo risponde attivando il sistema immunitario (…) Questa situazione determina una riduzione della disponibilità proteica per la crescita scheletrica e degli altri tessuti”

Già, onorabilissimi soloni delle diete povere in proteine animali: temo che il latte di soia non sia sufficiente in certe situazioni…

Infine, la questione della marcata incidenza di certe patologie nella popolazione agricola femminile… L’autore suggerisce che questa tendenza sia dovuta alla riorganizzazione della società: la divisione del lavoro avrebbe relegato le donne ad attività più sedentarie e circoscritte ai villaggi (ridotto stress biomeccanico, aumento del contatto interpersonale e quindi della possibilità di contrarre infezioni); la subalternità femminile si sarebbe ripercossa anche a livello alimentare, con un ridotto accesso alle proteine di origine animale, il cui intake era già fortemente ridimensionato per i maschi (stress nutrizionale). 

In conclusione

“These data provide good evidence for a decline in health and an associated change in skeletal size. In addition, reduction in frequency of degenerative joint disease (…) suggest a decrease in level of musculoskeletal stress with change in lifeway. The impact of the shift to agricolture and increased sedentism was probably greater for the females than for the males.” [p. 387]

“Questi dati evidenziano un declino delle condizioni di salute e un concomitante cambiamento delle dimensioni scheletriche. Inoltre, la riduzione della frequenza delle patologie articolari degenerative (…) suggerisce che sia occorso un ridimensionamento dello stress a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, associato ai cambiamenti nello stile di vita. Probabilmente, l’impatto della transizione agricola e del processo di sedentarizzazione fu avvertito maggiormente dalla popolazione femminile.”

Ebbene, gli effetti sulla salute umana della transizione agricola nel continente americano sono stati trattati, seppur in maniera molto superficiale: mi spiace non poter passare in rassegna tutti gli atti del convegno organizzato da Cohen e Armelagos, ma il tempo è tiranno e d’altronde non è nostra intenzione spulciare ogni minimo dettaglio. Molto più semplicemente, ci premeva incuriosirvi citando alcuni casi notevoli: se ci siamo riusciti, abbiamo raggiunto l’obiettivo.

Con l’America si concludono i nostri viaggi virtuali nel tempo e nello spazio: si torna a casa signori! E come tutti i rientri dai lunghi viaggi, anche il nostro prevede una riflessione finale. Nel prossimo articolo cercheremo di riunire le tessere del mosaico. A presto!

Note: 

[1] Lo stesso studioso che 18 anni dopo avrà parole di elogio per la più importante opera divulgativa di Loren Cordain, “Paleo Diet”: “Dr. Cordain offers a recipe for improved health based on his assessment of a range of information from modern medicine, anthropology, archaeology, and nutrition science. The Paleo Diet is a compelling read for anyone interested in diet and its linkage to health.” Forse la paleopatologia può fornire un importante contributo per compiere delle scelte alimentari più consapevoli…

[2] Si tenga presente che le classi di età più giovani sono con molta probabilità sottorappresentate.

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