Aggiungere amido resistente alla dieta? Ecco come fare!

Scritto da Angelo

Categorie: Nutrizione | Salute

2 Maggio 2014

A cura di Mario

fecola

Nell’ultimo periodo, soprattutto grazie a Mark Sisson, nel movimento paleo si parla molto di amido resistente (resistant starch in inglese), una parte dell’amido che non viene digerita dagli enzimi nell’intestino tenue, quindi può fermentare nell’intestino crasso e apportare i classici benefici delle fibre solubili.

Oggi presentiamo un interessante post del dott. Andreas Eenfeldt, pubblicato sul suo blog, sulla possibilità di inserire amido resistente in una dieta a ridotto contenuto di carboidrati e ricca di grassi, attraverso il consumo di fecola di patate.

Secondo il dott. Eenfeldt, si, è possibile. L’utilità dell’amido resistente potrebbe essere notevole: per la glicemia, la sensibilità all’insulina, la sazietà, la salute intestinale, a scopo preventivo. L’amido resistente non viene praticamente digerito, e quando lo ingeriamo, sintetizza il medico svedese, diventa alimento per il microbioma intestinale, della cui importanza abbiamo già avuto occasione di parlare qui. Passando per la digestione dei batteri, l’amido resistente viene trasformato nel colon in acidi grassi a catena corta, assorbiti poi dal nostro organismo. Da una parte, quindi, migliorerà il nostro microbioma intestinale, dall’altra per noi funzionerà come grasso e non come carboidrato, proprio quello che ricercano le persone che seguono un’alimentazione con pochi carboidrati. Potrebbe rappresentare quindi il modo perfetto per simulare il consumo di fonti di amido resistente, che dovrebbero essere state parte dell’alimentazione dei nostri antenati.
La fecola di patate fredda è una buona fonte di amido resistente, molto pratica e facile da assumere. Ne dovrebbero bastare due cucchiai al giorno mescolati a dell’acqua. Il sapore non è buono, ma l’effetto dovrebbe esserlo.
E’ suggeribile, aggiunge il dott. Eenfeldt, aumentare gradualmente il quantitativo ingerito, per evitare gonfiori e flatulenze. Attenzione a non cuocere o riscaldare la fecola: in questo caso diventerà come un amido qualunque!

Eenfeldt si concentra per praticità sulla fecola di patate, ma non è l’unica fonte che cita nel suo articolo: di certo però è quella più raccomandabile in generale, comportando minori problemi a chi è particolarmente sensibile ai carboidrati.

Leggi l’articolo di Andreas Eenfeldt su dietdoctor

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